il Mito e la Mitologia

Moderatore: manu

il Mito e la Mitologia

Messaggioda webmaster » gio set 27, 2007 5:44 pm

Già, argomento un pò strano ma interessante,

cominciando a trattare la storia di un periodo si trova interessante cominciare ad inquadrarlo a seconda di quanto si possa essere detto in altre epoche lontane, quando ancora le conoscenze non avevano il livello di sviluppo del pensiero secondo i parametri che oggi tendono a classificare le conoscenze scientifiche da quelle meno scientifiche… tengo a precisare che la tipologia di pensiero attuale si sia sviluppata attraverso le basi poste dalle concezioni filosofiche più antiche ( la Grecia classica ha dato i natali alla filosofia e dunque all’evoluzione del pensiero moderno… ). Questo vuol dire che il mito, spesso fatto risalire alle epoche più lontane, non tratta un periodo storico, cioè di vicende vissute da uomini così come descritte in modo realistico. Si tratta invece di racconti che la tradizione tramanda su epoche lontane, su uomini particolari, su vicende e luoghi particolari. Racconti finalizzati alla diffusione di messaggi sacri, morali, religiosi, idealizzanti, costruiti, appunto, su miti!
Risulta comunque molto interessante, oltre che curioso conoscere cosa i documenti più antichi riferiscono in merito all’ oggetto del racconto, soprattutto per il fatto che per moltissimi secoli sono state quelle credenze a diffondersi, il che vuol dire che la gente di quei periodi, ora lontani, di determinati luoghi, di determinate divinità, di eroi, …ecc.. ecc., sapeva quanto veniva raccontato. Più interessante ancora risulta essere il fatto che l’oggetto di questo argomento sia un luogo che ha fatto parte della Grecia classica, nello specifico della Magra Grecia…
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Messaggioda pisagius » gio set 27, 2007 11:23 pm

:o :o :o :o
Sono d’accordo con te caro Web Master…
Secondo me è molto importante l' apertura di un discorso storico con i miti, riferiti ad ogni cosa che possa riguardare mongiana, visto che la calabria è stato territorio greco, territorio che ancora oggi ha degli angoli ove permangono culture greco-antiche.

I miti...
:? :? :? :?
...mmm

:idea: :idea: :idea:
I racconti sulla mitologia greca sono molti… i più noti e conosciuti quelli tramandati attraverso l’Iliade e l’Odissea… accanto ai quali ne proliferavano molti … e molto più vecchi, rispolverati soltanto dalla eredità romana, in un’epoca in cui era sconosciuto il monoteismo e attraverso questa tipologia di spiegazioni si poteva benissimo professare la propria spiegazione di ogni culto e di ogni messaggio.
Infatti i poemi trattano di alcuni luoghi e di alcune divinità legate a tutta la Magna Grecia. Basti pensare ai racconti in merito a Scilla e Cariddi, due sentinelle sull’attuale Stretto di Messina pronte a saziarsi di chiunque volesse attraversare quel tratto di mare. Un altro esempio è costituito dal popolo dei Feaci, dove Ulisse passò alcuni anni della sua vita perché raccolto su una spiaggia, superstite al naufragio della sua nave…
Per questo credo anche io che sia importante cominciare ad occuparsi dei primi racconti che vertono su quanto si poteva raccontare in epoche remote riguardo alle zone inerenti questa parte di mondo, ove si trova Mongiana, angolo specifico... oggetto di questo spazio libero…
... io sto cercando di documentarmi, perchè a suo tempo ne ricordavo alcuni... credo, molto legati a quelle zone... vicine... :wink: :wink:
.........
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Messaggioda Rocco » ven set 28, 2007 1:12 pm

Sono impaziente di sentire qualche storia
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Messaggioda pisagius » sab ott 06, 2007 1:06 am

... nonstante l'impazienza... comincio proprio dall’inizio… dal mito di Prometeo, famosissimo e uno dei più antichi e molto riportato in diverse pubblicazioni antiche e moderne le quali si occupano di mitologia…
Prometeo
È identificato con il demiurgo creatore del genere umano ed ordinatore dell’universo (kosmos), era figlio della ninfa Cleomene e del titano Epimeteo.
Si racconta che durante una disputa nella piazza di Sicione, che concerneva la questione inerente quale parte di offerta era necessaria per soddisfare il volere ed i gusti degli dei e di quali parti avrebbero potuto nutrirsi gli uomini, Prometeo era stato incaricato di arbitrare la disputa tra le divinità e gli uomini.
Del resto il culto verso le divinità veniva manifestato soprattutto grazie alle offerte fatte agli dei, la stessa cosa succedeva per esempio fin dai tempi più remoti, anche con l’avvento del monoteismo. Il Vecchio Testamento della Bibbia descrive spesso la cerimonia dell’offerta, la quale consisteva in sacrifici di bestie sugli altari dedicati a Hiavè, dove l’offerta veniva bruciata perché Lo raggiungesse e le interiora venivano utilizzate dagli uomini per fare il banchetto insieme alla divinità.
Prometeo, per svolgere il suo incarico pensò di favorire gli uomini, in quanto sua creazione. Ma decise che la scelta la facessero gli dei, per evitare di destare sospetti sui suoi favoreggiamenti. Così prese un toro, lo scuoiò e divise la pelle per cucire due sacche nelle quali spartire l’animale. Del resto gli dei volevano la carne e avrebbero così optato per la sacca contenente la carne e agli uomini sarebbe rimasta quella contenente le viscere. Per ovviare a tale inconveniente prese la carne più sostanziosa separandola dalle ossa, la mise nello stomaco e nelle budella e riempì una sacca. Nell’altra depose le ossa, ricoprendole da uno strato di grasso. Con entrambe le sacche si recò innanzi a Zeus perché facesse la scelta per tutti i suoi figli. Chiaramente il padre degli dei guardando la prima sacca la rifiutò perché al primo sguardo le sembrò contenente le interiora, assegnandola così agli uomini e si scelse l’altra. Gli uomini, grazie all’astuzia di Prometeo, ottennero la parte migliore.
Quando però Zeus si accorse dell’imbroglio si indignò molto, tanto che privò gli esseri umani del fuoco, per impedire loro di cuocere le carni, e delle arti tecniche, le quali andavano crescendo grazie all’utilizzo del fuoco. Una punizione da parte del padre degli dei la ricevette anche Prometeo, al quale fu impedito di mettere più piede al monte Olimpo. Per evitare che lo facesse mise di guardia due mostri orrendi sull’ingresso.
Ma ecco che ancora una volta il titano dimostrò la predilezione per la sua creatura e si intrufolò di nascosto nella casa degli dei. Entrò nel tempio comune di Atena ed Efesto e trafugò dall’altare degli dei l’arte di fondere i metalli e la forma del fuoco eterno e la restituitì agli uomini.
Il racconto del mito di Prometeo finisce con la condanna eterna che ricevette da Zeus per la sua colpa. Fu infatti legato ad una rupe del Caucaso a subire morsi di avvoltoi al fegato durante il giorno, mentre durante la notte, tra i morsi del freddo, gli ricresceva.
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Messaggioda Rocco » sab ott 06, 2007 8:21 am

Grazie pisagius per averci portati agli albori della tecnica.
La scoperta del fuoco fu un passo importante nell'evoluzione dell'uomo, dal crudo al cotto mi viene da dire; importante fu anche lo sviluppo dell'arte di lavorare i metalli, con la diffusione di quella miriade di media, strumenti, che hanno consentito all'uomo di rapportarsi in maniera sempre diversa con la realtà.
Aspetto la seconda puntata!
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Messaggioda cavallo su una nuvola » mer ott 10, 2007 9:25 am

m unisco ai ringraziamenti di Rocco...ma credo caro leoncello che la realtà è stata deformata dai media e quindi c sì rapporta ad una realtà virtuale piu' o meno come questa.....
per il resto Sign. Pisagius aspettiamo la seconda puntata sempre che prometeo nn venga spazzato via da eolo......
cordiali saluti
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Messaggioda manu » ven ott 12, 2007 6:44 pm

pisagius ha scritto:... Prometeo
È identificato con il demiurgo creatore del genere umano ed ordinatore dell’universo (kosmos), era figlio della ninfa Cleomene e del titano Epimeteo.


Scusa Pisagius se mi permetto di apportare un piccolo accorgimento...
Prometeo era figlio del titano Giapeto... Epimeteo era il suo imprudente fratello! :wink:
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Messaggioda pisagius » mer ott 24, 2007 10:02 pm

...una piccola parentesi:

...giustamente in quella cultura, che io considererei pre-classica, della quale ci sono rimaste molte testimonianze, la comunicazione di certi contenuti avveniva attraverso spiegazioni cha ai nostri tempi reputiamo irrazionali. Ma molti di quei contenuti sono progenitori della nostra attuale cultura occidentale, fondata come sottintende "Cavallo su una nuvola" su forme di comunicazione specifiche. Chiaro che anche a quei tempi vi erano forme di comunicazione specifiche, finalizzate alla diffusione pubblica di determinati messaggi. I miti erano un mezzo di comunicazione “pubblica”, di alcuni messaggi finalizzati anche a trasmettere credenze ufficiali, per noi non pienamente comprensibili in quanto più aperti a forme di comunicazione (un aspetto dei mass media attuali è che sintetizzano e velocizzano ogni forma di comunicazione).
Per meglio rendere evidente questo panorama su altri tempi, torno per un attimo ad un aspetto specifico della nostra attuale cultura, quello della religiosità, visto un accenno precedente. Molti principi che regolano il nostro vivere sociale (dunque del nostro pensiero e del nostro comportamento) dipendono da molti principi sorti in seno alla tradizione religiosa cristiana, che ha regolato l'esistenza di molte generazioni che ci hanno preceduto. Più in particolare, il catechismo ha rappresentato per ogni cattolico, che abbia seguito l’iter sacramentario, una forma di comunicazione molto simile al racconto dei miti per i greci dell’epoca classica, usati per spiegare il passato e la credenza nelle divinità. Tale credenza mitologica, anche allora, tendeva, tra molte altre cose, a dare un insegnamento capace di motivare l’agire umano e talora anche a fornire una spiegazione al perché di quelle credenze ( per quest’ultimo trovo interessante contestualizzare alcuni miti anche in riferimento all’antica attività sorta nei pressi di Mongiana).

I primi elementi evidenziati dal grande Rocco, rappresentano un primo succo alla base di questa riflessione.
La precisazione evidenziata da Manu (moderatrice eccellente) costituirà una riflessione entusiasmante in seguito. Intanto mi permetto di affermare che è vero quanto affermi, in quanto esistono diverse tradizioni mitologiche (riportate da diversi autori antichi). Quella da me scelta è una delle più antiche.


-A proposito caro Cavallo, semmai Eolo spaveta prima e di più chi abita sulle nuvole rispetto a chi ha i piedi per terra.-
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Messaggioda cavallo su una nuvola » gio ott 25, 2007 8:30 am

ah ah ah caro Piagius....può darsi che sia vero(m riferisco alla tua ultima affermazione).....
Permettimi una critica ed una domanda caro Pisagius:
I miti erono il mezzo per spiegare meglio ed in maniera più semplice un discorso complesso, la religione( o il catechismo) è un mezzo per convincerti senza logica(con un atto di fede), non è fuorviante accostarli?
cordiali saluti
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Messaggioda pisagius » mar nov 06, 2007 3:24 am

Già, sotto certi aspetti credo che la similitudine che ho proposto sia fuorviante.

Vermente sottile è la critica, del resto proviene da un buon critico della religione,
il quale, però, pur evidenziando i grossi limiti di tali discorsi fideistici ai nostri giorni, rimane ancorato implicitamente ad un monoteismo di fondo :?: .

Il mito è simile ad un catechismo nel senso che tratta di argomenti religiosi, benchè i racconti trasmettano tali informazioni in una mentalità completamente diversa dalla nostra, sia per motivi storico-culturali, sia per altri motivi legati appunto alle credenze, quelle oramai estrapolate dagli insegnamenti, nonchè dalla massificazione di tutte le forme di comunicazione moderne.
Ma per immergersi in un orizzonte comprensivo in merito alla formazione “religiosa” (il mito antico è da considerarsi uno strumento finalizzato solo a questo tipo di formazione :?: ) è importante per noi tentare di immaginare cosa potesse significare andare al catechismo quando ancora non appartenevano alla nostra cultura di fondo i contenuti formativi (e informativi) provenienti dai mezzi attuali di comunicazione ( solo per non fare riferimento alle scuole attuali, in quanto strutture formative), dove giustamente transitano in piccolissime percentuali determinati insegnamenti.
((L’evidenza dei fatti dimostra, infatti, quanto determinati messaggi finalizzati alla formazione religiosa ( o meglio, morale) delle persone rappresentino una piccolissima ( se non infinitesimale) percentuale di quanto comunicato tra i flutti tempestosi di ogni tipologia di messaggio. Per questo rappresentano delle piccolissime ombre nella comunicazione di massa…))
Ma così non è stato per i racconti mitici.

Quando i nostri nonni erano ancora dei ragazzini il catechismo per loro rappresentava soprattutto il più pesante mezzo di comunicazione e di formazione.
Sulla stessa scia di questo mi permetto di porre il mito non perchè ha contenuti religiosi ( giustamente alieni dalle nostre concezioni monoteistiche) ma perchè tendeva a dare spiegazioni sovrannaturali di ogni contesto storico sconosciuto ai recettori di quei messaggi, nel loro contesto storico. Cercando di non tralasciare il fatto che ha rappresentato per i nostri avi una realtà comunicativa sulla stessa scia del catechismo per i nostri nonni.
Senza dimenticare che il mito è comunque un mezzo di comunicazione di una religiosità politeistica, per noi sicuramente meno comprensibile.

L'orizzonte comprensivo applicato a quanto affermato da alcuni racconti mitici rappresenta anche una ricerca di determinati significati in base ai quali si possano fondare possibili teorie su un passato dimenticato.

Cosa curiosa è che spesso l’amnesia imperante è stata voluta e determinata dall’avvento del catechismo post-costantiniano.

Un esempio per quel che riguarda la ricerca storica riferita a tempi lontani in merito alle zone della Magna Grecia oggetto del nostro discorso:

a partire dal secolo XI, le Serre Calabre sono diventate “eremo” certosino, grazie a S. Brunone di Colonia, che chiamato in Italia da un suo allievo divenuto papa come suo consigliere ( S. Bruno era un professore di teologia, prima della sua scelta di ritirarsi dal mondo in Francia), era riuscito di nuovo a proseguire la sua scelta purchè restasse in Calabria. La seconda condizione alla quale, nella sua umiltà, dovette assoggettarsi è stata quella, a mio avviso, che avrebbe dovuto accettare di affiancarsi Lanuino come amministratore ( visto che il santo è sempre stato nella sua grotta). Il beato infatti ha cominciato a costruire un immenso monastero ricco di possedimenti e risorse spesso esigendo anche ulteriori donazioni ( contro il volere del santo). L’ingresso era nei pressi dell’attuale Montauro, tra Gasperina e Montepaone, le mura dalle foreste e dalle coste, del Tirrenio e dello Ionio.
Chiaramente la presenza del monachesimo occidentale ha rappresentato anche una forma di rimpossesso da parte della chiesa occidentale di quei territori fino ad allora dimora esclusiva di monachesimo della chiesa orientale, nel (1054 è avvenuto lo scisma tra le due chiese cristiane). Ma la cosa che più di ogni altra è attinente a quanto mi preme sottolineare è il fatto che l’ingente forma di inculturazione cattolica, dovuta allo scorrere dei tempi, ha cancellato il più possibile le tracce di altre forme di religiosità politeistiche, imperanti nei tempi più antichi.

… insieme a tali tracce è scomparso anche oggi, ai nostri occhi, il senso di un riferimento alla spiegazione mitologica, proprio perché assente dagli scritti della maggior parte degli autori che si sono occupati della ricerca storica delle nostre zone, negli ultimi tempi
… come è da considerarsi.
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Messaggioda pisagius » mar nov 13, 2007 1:39 am

Atena e Efesto erano venerati come le divinità protettrici della guerra e delle tecniche fusive. Per questo trovo interessante il mito intorno ad essi poiché capaci di esprimere una cultura molto legata alla nascita di Mongiana (anche se pur la sua storia documentata comincia alla fine del Settecento) in quanto prossima a zone rimembrate dai fasti della Magna Grecia.
Efesto
era il dio fabbro, figlio di Era. Al momento della sua nascita poiché brutto e gracilento fu gettato dall’Olimpo. Cadde nel mare e fu accolto da Teti e Eurinome in una grotta sottomarina.
Per ringraziare le ninfe per le attenzioni che riceveva forgiò per loro dei monili e a causa della bellezza di questi suoi doni, costruiti con le sue mani, fu riaccolto nell’Olimpo a lavorare in una fucina con venti mantici sempre in funzione
( del resto era un dio. A proposito il primo uomo, conoscitore dell’arte di fondere i metalli è il mitico Dedalo, del quale si racconta che imparò la tecnica direttamente da Efesto ed Atena, per la precisione la fusione attraverso gli stampi di cera…)
Purtroppo Efesto finì in esilio per la seconda volta a seguito di una lite tra Zeus ed Era, per aver difeso la madre.
Atena era la dea della guerra, della poesia e delle tecniche fusive, ma non amava belligerare.
Secondo gli ateniesi Efesto ed Atena erano sposi e la devozione verso di essi si manifestava o in un tempio comune o in prossimità.

Questa è la prima riflessione fondamentale, anche se a prima vista sembrerebbe inutile, in quanto la possibile vicinanza di due templi accresce le possibili interpretazioni su un aspetto del presente...
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Messaggioda bottepiena » mer nov 21, 2007 10:33 pm

...le vostre storie hanno allietato la mia sera, grazie davvero. Ho letto i post con molto entusiasmo e inoltre il discorso è interessantissimo; un libretto che ho sotto mano mi ricorda, per intrufolarmi fra voi, che il termine "mito" deriva dal greco Mythos (parola, racconto): in origine si usavano indifferentemente i due sinonimi mito e logos per indicare la parola, il disocrso; in seguito al mito venne associato il significato di racconto, favola; mentre il logos per indicare il discorso che procede razionalmete per argomentazioni, cioè il discorso filosofico. In questo modo il mito raccolse nel suo significato tutti i vecchi racconti cosmologici, le narrazioni sugli dei e le leggende sugli eroi, che di fronte alla nascente filosofia razionale apparivano come favole. Oggi il mito indica qualsiasi narrazione che interpreti in forma simbolica, non razionale e non scientifica, le origini del mondo e dell'uomo.
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un mito al giorno toglie la noia di torno...almeno per poco

Messaggioda bottepiena » ven nov 23, 2007 11:27 am

ACHILLE: eroe greco, figlio di Peleo, re dei Mirmidoni, e di Teti, ninfa marina. La madre lo rese invulnerabile immergendolo prima nel fuoco e poi nelle acque infernali dello Stige, tenendolo per il tallone, che fu quindi il suo unico punto debole. Venne educato da Chirone; quando il destino gli offrì di scegliere tra una vita breve e gloriosa e una lunga e oscura, egli scelse la prima. Ma Teti, informata dall'indovino Calcante che il figlio sarebbe morto a Troia, lo nascose alla corte di Licomede, re di Sciro, finchè Odisseo non lo trovò, vestito da dona tra le figlie del re, e non lo portò con sè a Troia: poichè l'oracolo diceva che senza Achille Troia non sarebbe caduta. Il decimo giorno di assedio l'eroe, adirato per un'ingiusta spartizione del bottino, si ritirò nella sua tenda; ne uscì solo dopo la morte dell'amico Patroclo, che vendicò uccidendo il più grande di tutti i guerrieri troiani, Ettore(queste vicende formano l'argomento dell'Iliade). Venne poi uccisoda Paride. Molti elementi del mito di Achille riportano ad antichi riti di iniziazione e ne fanno la figura dell'<<iniziato>> per eccellenza, fu anche oggetto di culto in alcune città greche. Per oggi è tutto...ci rivediamo al prossimo piccolo racconto...saluti a tutti, belli e brutti
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mito del giorno: Adone

Messaggioda bottepiena » sab nov 24, 2007 4:51 pm

Adone, figura di origine semitica il cui culto penetrò in Grecia, intrecciandosi con elementi propriamente ellenici, e si diffuse in ambiente ellenistico e romano assumendo anche caratteristiche misteriche e iniziatiche. Secondo una nota versione greca del mito, adone aveva ammaliato sia Afrodite che Persefone: Zeus, allora, destinò il giovane a vivere una parte dell'anno nell'Ade e un'altra presso la dea dell'Amore. Ares poi, geloso di lui, si sarebbe tramutato in cinghiale, sbranandolo.

al prossimo piccolo racconto, ciao a tutti, belli e
brutti
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mito del giorno: Ecate

Messaggioda bottepiena » dom nov 25, 2007 4:57 pm

Ecate, divinità infernale. Nella tradizione più antica, era probabilmete un aspetto di Artemide, il suo lato invisibile, che non usciva mai dalle dimore sotterranee. Nella Teogonia Esiodo la cita come figlia del titano Perse e di Asteria, figlia di Urano. I poteri di Ecate erano illimitati ed essa si presentava come divinità benevola. In tempi più tardi predomonò la sua rappresentazione <<notturna>>: dea degli spettri e di ogni magia, le erano sacri i crocicchi e i travii nelle strade. Per gli orfici era associata al culto delle grandi divinità ctonie, come Demetra.

al prossimo piccolo racconto, ciao a tutti, belli e brutti
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