Importanza della comunicazione

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Importanza della comunicazione

Messaggioda manu » mar set 25, 2007 7:34 pm

Il comunicatore, che voglia essere informativo, deve innanzitutto riuscire a comunicare delle cose.
Il rischio in cui oggi si incorre non è sicuramente la mancanza di informazione, quanto la mancanza di comunicazione di quelle che possono essere le notizie o nozioni ritenute utili e funzionali alla informazione stessa. Ciò che si è perso di vista è l’oggetto stesso della comunicazione che non è
la sterile informazione di un evento ma ciò che quell’evento stesso rappresenta all’interno di un determinato contesto.
L’impossibilità di utilizzare una lingua comunicativa, perché ormai malata, sporca di una corruzione che si estende ai pensieri da una parte, e l’assenza del destinatario del messaggio dall’altra vincolano il messaggio stesso ad una condizione di afasia, che non gli permette cioè di parlare, di raccontare, di insegnare.
Saper comunicare vuol dire saper trasmettere, saper divulgare, saper rendere comune una notizia nel suo complesso e si contrappone alla incomunicabilità che non è altro che l’impossibilità di stabilire un rapporto umano con il mittente.
Esempi di incomunicabilità ce ne possono essere un’infinità: ricollegandomi ai mass media, la tv spazzatura che giornalmente siamo costretti a “subire”, i vari reality, le notizie che i giornalisti, coloro i quali dovrebbero essere i primi osservanti dell’informazione/comunicazione e a cui è affidata la divulgazione delle notizie, trasformano in gossip di pessima qualità anche circostanze che riguardano contesti sociali difficili e delicati…ma non solo! Incomunicabilità vuol dire l’indifferenza dei giovani rispetto ai valori che dovrebbero fondare l’esistenza di un qualunque individuo inserito in un contesto sociale di coesistenza, la superficialità con cui ormai molti aspetti della convivenza umana, che vuol dire tra uomini e uomini, ma anche tra uomini e natura, vengono trattati.
Non mi piace, e non è mia intenzione, fare la morale a nessuno se non a me stessa… riflettendo mi viene da pensare che probabilmente ognuno di noi dovrebbe imparare, forse, ad ascoltare meglio laddove dei messaggi spesso vengono ignorati, forse perché ci fa comodo, forse perché ci fa paura…sicuramente perché c’è un perché che è molto più facile da affrontare, almeno nell’immediato.
Contestualizzando il discorso a ciò che in questa sede ci preme comunicare, credo che tutto ciò che viene raccontato con l’amore o il coinvolgimento emotivo che ognuno di noi può avere nei confronti del “bel paese” (che non è assolutamente il formaggio…!) sia l’informazione più immediata perché più rapida ad arrivare al mittente che ignora e che potrebbe invece essere attratto da ciò che un posto così bello suscita in chi lo conosce e in qualche modo lo vive… Del resto un riscontro in questo senso lo abbiamo già avuto da quegli utenti che si sono iscritti al forum attratti dal modo in cui l’argomento in questione veniva trattato… mi sbaglio?
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Messaggioda pisagius » gio set 27, 2007 2:17 am

…salve Manu… condivido …non ti sbagli !!!
Ma lo sai che sono un tardone… Permettimi di prendere parte anche io al tuo discorso…per tentare di comunicare… in forma di dibattito…


Il comunicatore, che voglia essere informativo, deve innanzitutto riuscire a comunicare delle cose.
Qualunque cosa? In qualunque modo? Secondo molte interpretazioni?...molte “favole”?...

Il rischio in cui oggi si incorre non è sicuramente la mancanza di informazione, quanto la mancanza di comunicazione di quelle che possono essere le notizie o nozioni ritenute utili e funzionali alla informazione stessa.
……
Ciò che si è perso di vista è l’oggetto stesso della comunicazione che non è
la sterile informazione di un evento ma ciò che quell’evento stesso rappresenta all’interno di un determinato contesto.

Chiaro, ma su che cosa si baserebbe quell’ evento stesso qualora si discutesse, per esempio, in merito ad un argomento storico , per tentare di riconoscere la consistenza di tale rappresentazione, se non si sa cosa sia potuto succedere, sia nel piccolo che nel determinato contesto, per giungere a quelle interpretazioni storico-emozionali?

Colgo l’occasione per fare un esempio, che mi sovviene in merito ad una riflessione tra gli argomenti chiusi (che sicuramente costituiscono sempre spunti per estendere la comunicazione tra gli argomenti in piazza, visto che una passeggiata con gli amici si arricchisce di argomenti tra i più vari), affermerei che molte situazioni storiche vissute agli inizi della repubblica italiana hanno sicuramente condizionato il percorso storico di questo piccolo angolo di mondo, ma non sulla scia di alcuni pensieri “politici” (come alcuni di livelli di filoborbonismo attuale, anche perché sulla scia di alcune leghe di altri posti …).
Cioè, i mongianesi di quel periodo hanno vissuto in modo diverso, rispetto a molti altri italiani, per certi versi, ma sicuramente in assoluto contrasto rispetto a quanto pubblicizzano tali pensieri “politici”… Sarebbe di questo parere chiunque conosce o si dedica alla storia per passione ( l’origine greca del termine pathos rende meglio l’idea di quanto sto tentando di comunicare).
Chi sa qualcosa di fondato, anche se a livello di sterile informazione, sa cosa hanno vissuto persone che con molti sforzi hanno cercato di far funzionare un sistema produttivo ormai superato dalla cosiddetta rivoluzione industriale. Forse comprende meglio le emozioni di quelle persone…
A mongiana lo stabilimento era ormai improduttivo soprattutto a causa della diffusione del carbon fossile come combustibile che accelerava i processi produttivi, abbassando così il costo sul mercato della metallurgia.
Chi ha sentito parlare di Morabito o di quanto ha fatto Fazzari dopo l’acquisto, prima della progressiva vendita al minuto di quanto aveva acquistato, si renderebbe conto della situazione in cui riversava la pre-industria mongianese e come l’unità d’italia rappresentava un modo per cercare una via più diretta per il rilancio della produzione ormai conclusa progressivamente sotto il volere stesso dell’ultimo borbone…


L’impossibilità di utilizzare una lingua comunicativa, perché ormai malata, sporca di una corruzione che si estende ai pensieri da una parte, e l’assenza del destinatario del messaggio dall’altra vincolano il messaggio stesso ad una condizione di afasia, che non gli permette cioè di parlare, di raccontare, di insegnare.
Ogni forma di linguaggio, anche se in apparenza malata oppure sporca di corruzione non può essere comunicativa?
Credo che i nostri progenitori, che vivevano nelle grotte, abbiano cominciato a comunicare senza che ancora avessero sviluppato corde vocali al nostro livello… Il linguaggio ha sicuramente facilitato i livelli di comunicazione e credo che ogni forma di linguaggio trasmetta informazioni, soprattutto se tende a tentare di trasmettere il proprio pensiero, anche se questo si basa su principi generali di approccio agli argomenti di interesse.
Inoltre, considero anche forme di comunicazione qualunque cosa detta o affermata che si allontani dal “reale” ma che cerchi di manifestarsi senza pretese di strumentalizzazione di spazi liberi, dove ognuno deve sentirsi libero di dire quello che gli passa per la testa. Soprattutto se aperta al dialogo, o se preferisci alla discussione. Cosa ne pensi?


...eee… quali prospettive per il futuro? :?: :?: :? :?

A proposito… se ti interessasse sapere quanto sono… alto, sappi che di poco supero i 150 cm, dalla punta dei piedi fino alla sommità del cuoio capelluto… e… soffro di vertigini…
:oops: :oops: :oops:
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Messaggioda cavallo su una nuvola » mer ott 10, 2007 9:30 am

ancora una volta alla deriva nell'informazione....
cordiali saluti
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Messaggioda manu » mar ott 30, 2007 7:36 pm

Scusa Pisagius, ma mi ci è voluto un po’ prima di riuscire ad “interpretare” la tua risposta… perdonami se mi permetto di confermare quanto da te affermato, ma non perché io pensi che tu sia realmente un tardone, anzi non lo credo affatto e potrei a questo punto affermare di esserlo quanto te.
Solo però mi preme precisare quanto il mio discorso fosse di natura diversa rispetto a quanto tu sostieni.
Ciò che in questa piazza virtuale viene comunicato, o comunque cerca di esserlo, non può che riguardare un modo comune di intendere un argomento soprattutto se questo argomento ha un unico filo di Arianna che tiene legati, attraverso un percorso risolutivo, il comunicatore e il mittente del messaggio: dunque, proprio alla luce di quanto detto sopra, non qualunque cosa né in qualunque modo, ma soprattutto secondo una sola interpretazione che non può essere tanto contrastante visto che si parla di una pensiero comune a molti di noi.

E’ una comunicazione che diventa una sorta di poetica della memoria, attraverso la quale si risale ad un passato che esiste come immagine, ma che lascia i segni anche nel presente.
Citando quanto da te riportato: «Chi sa qualcosa di fondato, anche se a livello di sterile informazione, sa cosa hanno vissuto persone che con molti sforzi hanno cercato di far funzionare un sistema produttivo ormai superato dalla cosiddetta rivoluzione industriale. Forse comprende meglio le emozioni di quelle persone» Dunque la sterile informazione diventa altro, diventa un mezzo per arrivare a ciò che erano le persone che in quell’epoca hanno vissuto e che hanno contribuito, con le loro esperienze ma anche con le loro emozioni, allo sviluppo di un determinato contesto sociale, civile e anche politico. E’ tutto, credo, normale: la memoria rinasce laddove c’è qualcuno che la crea ma anche qualcuno che la conserva e la memoria storica, di un mondo passato che non potrebbe più attecchire nella modernità, non può più essere se non attraverso il racconto. Un racconto che deve contenere i fatti ma anche ciò che i fatti rappresentano a distanza di tempo, dunque una memoria che diventa forza vitale per contrastare il buio momentaneo, il buio del presente.

E ancora: «i mongianesi di quel periodo hanno vissuto in modo diverso, rispetto a molti altri italiani, per certi versi, ma sicuramente in assoluto contrasto rispetto a quanto pubblicizzano tali pensieri “politici”… »

I pensieri politici di cui tu parli sono frutto, a mio avviso, di quel processo degenerativo che fa parte di un mondo, quello odierno, che assiste ad una involuzione civile e morale senza fare una piega; i mongianesi di quel periodo hanno vissuto, sicuramente, in modo diverso rispetto a molti altri italiani, ma tutto questo deve tenersi lontano dal diventare solo uno sterile e improduttivo motivo di rivalsa altrimenti la memoria diventerebbe malattia e non rimedio, ma soprattutto non avrebbe la possibilità di essere testimonianza di ciò che è stato.
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Messaggioda pisagius » mar nov 06, 2007 3:47 am

La storia non serve a fare delle rivalse. E’ importante per conoscere alcuni aspetti del presente e riflettere sui possibili sviluppi futuri.

Dopo questa formula magica posso permettermi, come al solito da buon tardone una piccolissima riflessione
in merito alla tue affermazioni “moderanti” ( eccellentemente moderanti )
alle quali mi genufletto venerevolmente:

1) …mi preme precisare quanto il mio discorso fosse di natura diversa rispetto a quanto tu sostieni…
Credo che sia necessario che io ti confessi che il tuo primo intervento è stato da me interpretato anche come proseguo delle nostre conversazioni in altri argomenti del forum, ove era stata messa in evidenza la questione intorno alla interpretazione storica (oppure anche in altri contesti? Non so, visto le mie capacità mnestiche).
Per questo la mia risposta, credo, sia incomprensibile o forse un po’ ostativa alle possibilità interpretative oggettive, visto la decontestualizzazione che ha caratterizzato la mia lettura di quanto da te affermato. Decontestualizzazione che ha fatto sbandare la mia risposta. Per questo ti chiedo venia.
Ma credo sia importante aver comunicato e discusso, manifestando le nostre idee.

-----Mi si permetta una parentesi inerente le vecchie proposte intorno alla storia di Mongiana , avvenute in conversazioni del “vecchio forum”, proposte richieste e strutturalmente realizzate nel nuovo forum (- di nuovo… complimenti chefs-):
Mi chiedo come mai si sono dati alla latitanza alcuni richiedenti… visto gli spazi vuoti sull’indice…-----

2) Ciò che in questa piazza virtuale viene comunicato, o comunque cerca di esserlo, non può che riguardare un modo comune di intendere un argomentoIo credo di trovarmi in uno spazio di libertà e in ogni spazio dotato di questo attributo si ha anche la possibilità di discutere sui modi diversi di intendere un argomento, anche perché mi sembrerebbe difficile realizzare appieno il significato del termine discussione se in ogni dialogo si avesse solo ed esclusivamente un modo comune di intendere. Piuttosto si realizzerebbe solamente il significato del termine conversazione. Dunque, io mi sento libero di considerare, come ho finora fatto in qualità di utente, che in questa piazza virtuale vi sia una apertura sia alla comunicazione, sia alla discussione, anche perché uno spazio libero è uno spazio aperto verso tutti e non solo verso quanti sono legati dal filo di Arianna al quale ti riferisci. E’ chiaro che questi ultimi hanno un posto di privilegio, visto che sono quanti hanno dei profondi legami con questo ”angolo di mondo in mezzo alla natura”. Per questo anche considerabili figurativamente dei fari nell’universo del web.


Mi sia permessa una battuta finalizzata solo ed esclusivamente ad un gioco di interpretazione del pensiero espresso attraverso la decontestualizzazione:

Se io vivessi su un trono altissimo ti dovrei dire:
spero che tu non faccia di mestiere la maestra, altrimenti tutti i tuoi alunni capirebbero che sono veramente dei tardoni ogni volta che tu confermassi loro quanto ti darebbero come risposta!
(… perdonami se mi permetto di confermare quanto da te affermato, ma non perché io pensi che tu sia realmente un tardone…).
... considera che quanto sto scrivendo è accompagnato da un mio inchino di stima in contemporanea.
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Messaggioda manu » gio nov 08, 2007 11:09 am

Se la cosa può darti sollievo non faccio la maestra di professione e non è mio intento farlo nella vita di tutti i giorni con nessuno…non ammetterei di farlo neanche con mia figlia che ha 3 anni, perché credo che, ogni giorno, ci sia da imparare per tutti noi da qualunque circostanza e da chiunque, possa anche essere un bambino!
La tua “stima” e il tuo “genufletterti venerevolmente” li considero atti di somma sudditanza e non credo che tu, dal tuo altissimo trono, possa riuscire a compiere gesti così “bassi” (…sarebbe un controsenso sia fisico che morale). D’altro canto non accetterei simili atteggiamenti nei miei riguardi se non altro perché mi ritengo umile di concetto e… di statura, in realtà, lo sono proprio.
Detto questo, ci rimettiamo subito in pari… Forse!! :wink:


Tornando al nostro discorso (… scusa! Tu preferisci DISCUSSIONE) questo spazio di libertà è uno spazio comune a persone che vi si avvicinano attratti intanto da un comune interesse archetipico che è legato ad un luogo fisico, quell’”angolo di mondo in mezzo alla natura” che tante volte abbiamo menzionato, che come tale ha un trascorso storico, civile, morale, politico… ma che ha anche una attuale realtà che sembra essersi persa nell’oblio. Mi spiego: Mongiana è un paese che potrebbe avere delle potenzialità le quali, però, non vengono sfruttate nella maniera adeguata. Tutto questo può riferirsi alla sua forma tangibile, materiale, concreta come paese di montagna, dunque posto teoricamente e potenzialmente votato ad un approccio di tipo naturalistico (visti anche i vari interessi degli ultimi tempi legati al concetto di ecoturismo, ad un bisogno fisiologico e naturale di vivere secondo regole sane almeno in vacanza), ma anche ad un luogo che ha, nonostante tutto, vissuto un periodo di “antichi splendori” che potrebbe rappresentare motivo di orgoglio di appartenenza ad un luogo più che ad un pensiero politico.
Il ruolo di una efficace comunicazione (che è ciò che tra le varie attività, ludiche e non, si cerca di mettere in pratica in questo spazio di libertà) è quello di rendere innanzi tutto note certe potenzialità mettendo in luce tutte le possibili energie che fanno parte di un posto sconosciuto ai più, dunque di diventare quei fari, di cui tu parli, nell’universo del web. E questo, probabilmente, partendo dalle cose più semplici, quelle che rendono unico un posto come Mongiana in mezzo a tanti e che non possono che essere espresse secondo una logica di appartenenza ad un posto, di legame affettivo.
L’ osservazione, e quindi la conoscenza e la comprensione di un luogo, per chi si trova al di sopra delle parti, può, a mio avviso, essere attuata tentando di avvicinarsi il più possibile a quelli che sono gli aspetti più intimi del luogo stesso: lasciandosi accompagnare dalle esperienze della gente che lo vive, ma anche prestando attenzione alla storia che gli appartiene; vivendo le suggestioni legate alla natura ma anche godendo delle piacevolezze della sua cucina, gustandone odori e sapori.
Ognuno di noi è certamente libero di comunicare le proprie idee, di sentirsi aperto alla discussione e soprattutto di riconoscersi slegato da quel filo di Arianna…c’è solo un dubbio che mi affligge: ma tu quel filo lo hai completamente spezzato? :? :?
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Messaggioda Rocco » gio nov 08, 2007 2:34 pm

Bene!
Prendo spunto da questa vostra lunga conversazione per aprire un nuovo topic in cui cercare di elencare tutte le potenzialità di Mongiana. Chissà forse potrà nascere qualcosa di interessante e magari anche qualche proposta concreta.
Proviamo ad utilizzare l'intelligenza collettiva? (non so perché ma quest'ultima frase mi sa di Star Wars!! :D )
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Messaggioda manu » ven nov 30, 2007 7:31 pm

Ciao Pisagius, mi meraviglia non ritrovarti anche dopo la mia assenza... la mia domanda ti ha messo in crisi? :?: :?:
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Messaggioda cavallo su una nuvola » mar dic 04, 2007 7:01 pm

bhe Pisagius m unisco a Manu aspettiamo al risposta...
cordiali saluti
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Messaggioda pisagius » ven dic 07, 2007 2:31 am

Chiedo scusa per la mia assenza,
(anzi mi parrebbe più normale rispondere allegoricamente, e visto il nostro adflatus, con: presente signora maestra),
ma io godo periodicamente dei miei momenti di stasi e di riflessione, considerando anche che il peso degli impegni quotidiani mi distoglie da molte mie passeggiate, sia esse naturali che virtuali.



Cara manu, hai proprio ragione…
…. Già…. Non si finisce mai di imparare…

Mongiana ha delle potenzialità! Condivido pienamente quelle da te evidenziate: turismo ecologico (ecoturismo) e storia e non sono di poco conto, viste le scelte a livello di politica statale per il rilancio economico negli ultimi anni.
Accanto a questi il grande rocco ha cominciato ad evidenziare altre notevoli possibilità.


Credo che insieme a queste sia anche necessario porre in risalto anche gli aspetti ostativi alla rinascita economica di un piccolo angolo dotato di risorse ambite dai più ( chiaramente in toni moderati e nel rispetto vicendevole, proprio per non dimenticare che la realtà oggettiva necessariamente porta in sé sia aspetti positivi che negativi). Proprio per incoraggiare quanti vogliano rimboccarsi le maniche per sistemarsi.
Credo che uno spazio di libertà possa servire anche a questo!



fffiiiiuuuu, meno male che non vivo su quel trono altrimenti l’altezza mi provocherebbe i classici capogiri e di conseguenza mi assalirebbe una tremenda paura per il rischio di una caduta.

Ah, il filo!
purtroppo a volte si perde con me nel labirinto...
e per questo impiego più tempo a ritrovare il filo, piuttosto che l'uscita. Ho provato pure a fare come Ansel e Gretel, ma il minotauro gradisce molto le mollichine... spero comunque di ritrovare un giorno la strada, anzi se per caso qualcuno conoscesse la strada o sapesse mettere i segnali stradali giusti, magari....
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Re:

Messaggioda manu » gio giu 05, 2008 9:50 am

pisagius ha scritto:
Ah, il filo!
purtroppo a volte si perde con me nel labirinto...
e per questo impiego più tempo a ritrovare il filo, piuttosto che l'uscita. Ho provato pure a fare come Ansel e Gretel, ma il minotauro gradisce molto le mollichine... spero comunque di ritrovare un giorno la strada, anzi se per caso qualcuno conoscesse la strada o sapesse mettere i segnali stradali giusti, magari....



I segnali stradali giusti…!!?
Non so se sia proprio una questione di segnali stradali.
Del resto ritrovare la propria strada è un po’ come non averla mai persa.
Certo, possiamo inventarci qualunque cosa: il Minotauro che gradisce le mollichine, il filo che si perde nel labirinto…
In realtà, quel filo che ci tiene legati alle nostre radici, non può che essere dentro di noi e non si può cercare al di fuori della nostra memoria, di quello che siamo, di quello che è il nostro vissuto.
E’ vero, a volte ci si perde, a volte il nostro tragitto incrocia percorsi che non ci appartengono e in un attimo sembrerà di essersi persi, di non riuscire a ritrovare la nostra strada, che sia giusta o meno, ma la nostra strada.

L’essersi smarriti, però, l’essersi allontanati dal quel passaggio troppo dritto, troppo facile da percorrere, privo di segnali, di informazioni, di indicazioni, sarà la nostra vera risorsa.
Perdersi da la possibilità di fermarsi a riflettere e di guardare indietro: dunque di ritrovare quel filo che è radicato dentro di noi così fortemente da non avere bisogno di segnali stradali ma solo di essere custodito gelosamente per avere la capacità di farne tesoro quando la vita ce lo chiede. :wink:
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