Persone/Personaggi da ricordare

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Re: Persone/Personaggi da ricordare

Messaggioda manu » mer apr 09, 2008 6:21 pm

Sono molto colpita da ciò che ho letto negli ultimi post.
Ho avuto la fortuna di conoscere Don Antonio Alaggia, anche se per poco tempo, all’età di 15 anni circa.
Non sapevo nello specifico tante cose di lui, non sapevo che avesse avuto pubblicazioni importanti o quantomeno che si occupasse di cose di una certo valore, ma è un personaggio che diventa segno palese di come per essere UOMINI, e per riuscire a tramandare qualcosa di duraturo, non è necessario essere “qualcuno” ma SEMPLICEMENTE ESSERE SE STESSI: e lui, con la sua semplicità di uomo, di prete, e di persona con una spiccata sensibilità, è riuscito a diventare parte di quella storia a cui tanto si era dedicato e che tanto, sicuramente, gli aveva insegnato.
Ho un ricordo vivissimo dell’estate in cui ho avuto la fortuna di incrociare più volte il suo sorriso, la sua voglia di vivere, di stare con i giovani, di organizzare situazioni di piacevole collettività per rendere speciale una semplice stagione estiva di un paese così amato. E’ un’immagine vivissima, se solo chiudo gli occhi, quella sua macchina (che pisagius ha ricordato…) sempre piena di giovani che andava avanti e indietro come se dovesse annunciare, ad ogni passaggio, la sua grande voglia di fare, la sua grande voglia di vivere…
Ricordo perfettamente il giorno in cui arrivò in casa mia la notizia della sua morte…fu sicuramente il mio primo confronto con il vuoto che una presenza così energica, come lui era, può lasciare senza darti il tempo di rendertene conto.

«direi soltanto: nessun prete, un uomo…»

Si, caro cavallo, sono d’accordo con te: UN UOMO che, attraverso IL SUO essere prete, ha avuto la possibilità di scoprire e manifestare la sua inclinazione ad aiutare il prossimo, il poter far parte di una comunità non rimanendosene a guardare, ma facendone parte in maniera dinamica, energica, produttiva soprattutto. Del resto non conta il come ma il cosa si riesce a mettere in atto. Tu hai le tue idee, rispettabilissime, riguardo alla religione come ognuno di noi le ha: lui era un prete ma era soprattutto ciò che rimane nella memoria di chi lo ha incontrato, conosciuto, frequentato, ascoltato, vissuto…

«…io pongo l'attenzione verso il posto dove sono nato, le persone che mi hanno insegnato a conoscerlo e a tentare di valorizzarlo, con il loro esempio ...
Chi ha conosciuto don Antonio saprà che è sempre stato un ottimo maestro in queste cose.»

Chi ha conosciuto don Antonio sa che persone come lui non è facile incontrarle, che fa parte di quella schiera di persone che ti da la possibilità di riflettere, di crescere, di apprezzarne ogni piccolo gesto, perché ogni suo piccolo gesto diventa grande per il modo, sincero e gioioso, in cui viene compiuto.
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don Antonio Alaggia

Messaggioda pisagius » gio apr 10, 2008 9:35 pm

Già, nella sua umanità era un prete...
così come nel suo sacerdozio era un uomo.

Fin da bambino aveva deciso di "farsi prete", ma le condizioni della sua famiglia non erano tali da potergli permettere le spese per gli studi. Finchè suo padre, che aveva capito il bisogno del figlioletto, si industriò per riuscire a vendere tutto, perfino i suoi attrezzi ( era un semplice falegname) per mantenerlo agli studi.
Don Antonio mi ha spesso raccontato questa storia ripetendomi, con enfasi, le parole di suo padre che lo aveva assecondato nei suoi sogni d'infanzia, senza che lui non ne sapesse nulla finchè non si ebbero i soldi necessari per l'iscrizione.

Caro cavallo, che ne penseresti di un titolo tipo... il prete calciatore?
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don Antonio Alagia

Messaggioda pisagius » gio apr 17, 2008 9:38 pm

Una testimonianza (mi sia permesso) “storica”, del convegno annuale, promossa dall’ACRE, Associazione Culturale Ritorno Emigrati- Mongiana, l’ho rinvenuta a questo indirizzo:

http://digilander.libero.it/galatro.rc/galatro_piccolo_mondo/19990421_ranieri_mongiana_cultura.htm


Si tratta di un vero reperto archeologico!

Al momento del rinvenimento mi sono lasciato trasportare dal velo di una dolce commozione…

In ognuno di questi incontri don Antonio Alagia si occupava dello spazio riservato alle inflessioni dialettali.
-Una cosa veramente simpatica è il fatto che vi era anche uno spazio dedicato alla poesia dialettale, momento nel quale molti poeti calabresi hanno decantato i loro versi, insieme a loro, anche persone di Mongiana, visto gli incentivi di don Peppino Scopacasa-.
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don Antonio Alaggia

Messaggioda pisagius » gio apr 24, 2008 12:53 am

Uno dei più grandi insegnamenti di don Antonio Alaggia è stato quello riguardante un principio fondamentale della società: l'uguaglianza.
Certamente chi abbia visto in lui "soltanto il prete", può benissimo pensare che sia ovvio come insegnamento, visto che per il cattolicesimo siamo tutti uguali innanzi a dio e fratelli tra di noi, e pertanto rappresenta una lezione di catechismo.
Ma (chiunque ha conosciuto don Antonio Alaggia saprà a cosa mi riferisco) l'uguaglianza è divenuto un principio sociale nell'epoca moderna, grazie all'Illuminismo francese, pertanto... è spiegabilissimo attraverso un discorso razional-realistico, scevro da formalismi rituali.

Antonio Alaggia (questa volta celo il don, caro cavallo su una nuvola) è stato un modello per capire cosa volesse dire considerare gli altri come se stessi (uguaglianza nella reciprocità). Forse per questo non portava l'abito talare?

Ricordo che non si faceva alcun problema nell'interazione con qualunque persona, non esisteva per lui alcuna forma di classificazione della gente, delle culture, dei livelli sociali... stringeva la mano a chiunque non innalzando nè abbassando il capo.
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Re: Persone/Personaggi da ricordare

Messaggioda pisagius » lun giu 23, 2008 2:11 am

Spero di non aver creato titubanze di alcun genere per aver scelto proprio questo spazio, dove bisognava parlare di uomini che "non hanno fatto la storia di Mongiana", per lasciare un ricordo su una persona come don Antonio Alaggia... e dopo che si era parlato del mitico Peppinuzzu!

Chiedo venia…

… ma credo di aver appreso dal suo stile di vita che la storia riguardi anche il matto, il blasfemo, il malato di cuore…
Anche come autori, visto che la storia è anche fatta di "storie".

E tutti siamo “un po’ matti, un po’ blasfemi, un po’ malati di cuore…”.

In fondo, siamo tutti uguali.
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Re: Persone/Personaggi da ricordare

Messaggioda manu » mar giu 24, 2008 6:18 pm

Credo che le uniche titubanze che tu abbia potuto creare in chiunque abbia incontrato don Antonio e colto anche solo un frammento di ciò che è stato, e continua ad essere nella memoria di un luogo, inteso come comunità, possano essere legate alle riflessioni che “storie” come queste dovrebbero necessariamente dare origine in ognuno di noi.

E’ vero, in fondo siamo tutti uguali, e tutti noi dovremmo essere “un po’ matti, un po’ blasfemi, un po’ malati di cuore…” per avere il coraggio di morire con la felicità di aver regalato almeno un sorriso, di essere andati fino in fondo alle nostre idee senza paura delle conseguenze, con la possibilità di liberarsi da certe convenzioni che non ci danno la possibilità di agire con l’autonomia di chi non ha falsi miti da seguire, ma mette a disposizione degli altri le poche cose che possiede.
Caro Pisagius, credo che ricordare personaggi come don Antonio ci dia la possibilità di riflettere per ricordare che le persone vere non fanno parte di quella versione uniformata e impersonale che ci bombarda giornalmente attraverso i più biechi sistemi di comunicazione, ma quelle che sentono il bisogno di trasgredire le regole di un sistema ormai malato e che rimangono, purtoppo, nella schiera di quei vinti da una vittoria che non esiste.
Visto che citi De Andrè, c’è un verso , tra i tanti, che dice
«[…] E allora capii, fui costretto a capire / che fare il dottore è soltanto un mestiere/che la scienza non puoi regalarla alla gente/ se non vuoi ammalarti dell’identico male,/ se non vuoi che il sistema ti pigli per fame. […]» : un medico voleva curare gratis i suoi malati, trasgredendo le regole del sistema, e viene imprigionato, dunque vinto…
La vera trasgressione, oggi, è voler andare contro il silenzio di una società che muore senza darsi la possibilità di rinascere, contro delle regole che persuadono negando la possibilità di crearsi dei veri ideali, dei valori autentici come autentica deve essere l’esistenza.


pisagius ha scritto:… ma credo di aver appreso dal suo stile di vita che la storia riguardi anche il matto, il blasfemo, il malato di cuore…
Anche come autori, visto che la storia è anche fatta di "storie".


E’ per questo stesso principio che Don Antonio fa parte della storia di Mongiana così come ne fa parte Peppinuzzu, una figura tenera, apparentemente distante dalla “grandezza”di chi ha saputo consapevolmente lasciare degli insegnamenti, ma che, anche se pacatamente e senza troppi clamori, fa parte di quella schiera di vinti che costituiscono la vera essenza di una vita vissuta in maniera autentica e che, per questo, ci ricordano che “la felicità non nasce dalla ricchezza o dal potere ma dal piacere di donare”…
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Re: Persone/Personaggi da ricordare

Messaggioda Stefania » lun giu 30, 2008 11:35 am

"Nei quartieri dove il sole del buon Dio non dà i suoi raggi
ha già troppi impegni per scaldar la gente d'altri paraggi,
una bimba canta la canzone antica della donnaccia
quello che ancor non sai tu lo imparerai solo qui tra le mie braccia.

E se alla sua età le difetterà la competenza
presto affinerà le capacità con l'esperienza
dove sono andati i tempi di una volta per Giunone
quando ci voleva per fare il mestiere anche un po' di vocazione.

Una gamba qua, una gamba là, gonfi di vino
quattro pensionati mezzo avvelenati al tavolino
li troverai là, col tempo che fa, estate e inverno
a stratracannare a stramaledire le donne, il tempo ed il governo.

Loro cercan là, la felicità dentro a un bicchiere
per dimenticare d'esser stati presi per il sedere
ci sarà allegria anche in agonia col vino forte
porteran sul viso l'ombra di un sorriso tra le braccia della morte.

Vecchio professore cosa vai cercando in quel portone
forse quella che sola ti può dare una lezione
quella che di giorno chiami con disprezzo pubblica moglie.
Quella che di notte stabilisce il prezzo alle tue voglie.

Tu la cercherai, tu la invocherai più di una notte
ti alzerai disfatto rimandando tutto al ventisette
quando incasserai dilapiderai mezza pensione
diecimila lire per sentirti dire "micio bello e bamboccione".

Se ti inoltrerai lungo le calate dei vecchi moli
In quell'aria spessa carica di sale, gonfia di odori
lì ci troverai i ladri gli assassini e il tipo strano
quello che ha venduto per tremila lire sua madre a un nano.

Se tu penserai, se giudicherai
da buon borghese
li condannerai a cinquemila anni più le spese
ma se capirai, se li cercherai fino in fondo
se non sono gigli son pur sempre figli
vittime di questo mondo
."
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Re: don Antonio Alaggia

Messaggioda pisagius » gio lug 17, 2008 11:49 pm

… in fondo tutti proveniamo da una “Città vecchia”.

Interessante risulterebbe anche (riprendo il “testo” di questo nostro “Non al denaro, non all’amore, né al cielo” su don Antonio Alaggia di Mongiana), scoprire come si chiama questa “città” e perché porta quel nome… questo perché:

La ricerca dell’etimologia di un nome non è di certo un gioco letterario o uno studio, approfondito per quanto si voglia, fatto da alcuni eruditi solamente allo scopo di accrescere la conoscenza.
Una simile ricerca, irta di molte difficoltà, ci aiuta a conoscere le origini e la storia dei popoli; ci aiuta a penetrare nel fitto mistero che avvolge il passato di tanti paesi; spesso ci rivela il tipo di economia praticato da una comunità e il cambio della moneta.
Attraverso i nomi si intravede il modo e il tenore di vita dei popoli, le leggi che seguono, i vizi e le virtù che hanno”.

(Alaggia don Antonio, “Simbario. Note storiche e fenomeno migratorio”, pag. 24-25)

Il brano introduce l’analisi dell’etimologia del nome di Simbario.
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don A. Alaggia. "Simbario. Note storiche e fenomeno migrator

Messaggioda pisagius » mar ago 12, 2008 1:09 am

Mi permetto a questo punto di approfittare di questi ultimi voli pindarici nel discorso su don Antonio Alaggia per riportare una piccola parte del testo citato nel post precedente, “Simbario. Note storiche e fenomeno migratorio”.
Mi permetto di farlo per due ordini di motivi: il primo riguarda la figura dell’autore, il secondo un insegnamento del quale ci siamo ben dimenticati (sempre grazie alla dottrina mass mediatica di questi ultimi tempi).

L’argomento è esplicato in quattro parti nella delineazione di alcuni aspetti fondamentali per la presentazione di Simbario e la sua storia: 1. Il fenomeno Simbario; 2. Appunti per una storia di Simbario; 3. Persone di Simbario; 4. Folklore di Simbario.
Il volumetto è stato stampato nel 1982.
Il linguaggio dotto e l’amore per la ricerca storica fanno recepire il messaggio trasmesso in quest’operetta, o meglio (citando l’allusione a pag. 23) <<appunti>>, in modo diretto e sistematizzato.
Tutti i riferimenti bibliografici riportati sono per la maggior parte costituiti da documenti storici, sicuramente ricercati tra scartoffie piene di polvere nei magazzini di diverse biblioteche. In particolare don Peppino Scopacasa, nella fugace premessa, annovera quelle di Catanzaro, della Certosa di Serra San Bruno, dei Domenicani a Soriano, quella vaticana, oltre ai “vecchi volumi”, “antichi libri di battesimo, matrimonio e morte”.


Nella prima parte dal titolo “Il fenomeno Simbario”, dopo la sottolineatura degli aspetti geografici, necessari per il senso comune ma riduttivi per la conoscenza reale di qualunque ambiente, Simbario viene presentato come esempio di “Un dramma che si chiama <<Emigrazione>>” (risottolineo che il testo è degli inizi degli anni Ottanta… ora non ci pensiamo più… sarà solo frutto della globalizzazione?).

Il primo testo citato per la descrizione di questo aspetto sociale di Simbario è di Sharo Gambino e risale al 1962, nel quale afferma: “In esso [a Simbario] tremila anime vivono, per trecentosessantacinque giorni all’anno, una vita piatta, grigia, preoccupati solo di spremere il cibo quotidiano da una stentata agricoltura e da un commercio minimo. Perciò Simbario è sempre stato fonte di emigrazione: centinaia sono quelli che partirono per l’America nel critico periodo del primo novecento; assai più numerosi e tutti giovanissimi, in questo dopoguerra, sono stati i clandestini in Francia: non passava giorno che il vuoto non si allargasse tanto da preoccupare le autorità. Si cercò di scoprire, con opportune indagini, qual’era la via per cui tanta giovane energia riusciva a varcare il confine, ci furono degli arresti, dei processi, ma il fenomeno non venne arrestato, continuò. Qualche ragazzo addirittura si arruolò nella Legione Straniera pur di poter mandare a casa il necessario perché la famiglia <<tirasse avanti>> alla men peggio, in attesa che in patria tornasse la normalità e a tutti fosse data la possibilità di quel lavoro che ora bisognava, per sopravvivere, cercare altrove”.
Don Antonio Alaggia conclude il passo con la similitudine all’Esodo biblico: “ Una drammatica e <<lunga Marcia>> alla ricerca di una nuova Terra promessa sembra caratterizzare il cammino storico di questo generoso e laborioso popolo di Simbario. La dolorosa esperienza dell’esodo pesa e sta sospesa su questa gente povera ma ospitale, alla stregua di una spada di Damocle…”.
Afferma, però, che questa situazione non può essere attribuita ad un “atavico destino” : “Le responsabilità in vero ci sono e devono essere trovate altrove. In una classe politica dirigente che solo nella retorica e nei convegni specializzati crede di trovare la panacea ai secolari mali che affliggono la Calabria. In una classe politica dirigente incapace di frenare questa <<emorragia>> di forti braccia e di menti illuminate. In una classe politica dirigente avvezza più alla facile demagogia che alla radicale soluzione dei problemi che quotidianamente assillano la povera gente”.

Questa piaga, che ha morbosamente accompagnato il Meridione, è stata anche sottolineata da Papa Giovanni Paolo II in un discorso ai vescovi calabresi il 10 dicembre 1981, riportato in alcune parti da don Antonio introducendolo con queste parole: “Grave e imperdonabile omissione sarebbe la nostra se non riportassimo alcuni significativi brani del discorso rivolto da Sua Santità Giovanni Paolo II ai Vescovi calabresi…”.
I passi riportati presentano, appunto, le cause di questo dramma individuate principalmente ne: “Le condizioni del terreno non consentono un’agricoltura intensiva a vasto raggio. Il processo di industrializzazione già in corso da vari anni anche in più parti del Sud, non ha raggiunto nella Regione calabrese i livelli sufficienti a venire incontro alle esigenze crescenti della popolazione provata da una lunga abitudine alla sofferenza e all’abbandono”.

Il discorso riportato prosegue: “Non si può restare insensibili davanti ai problemi, così numerosi, gravi e annosi, della cosiddetta “questione meridionale”, con le differenze economiche e sociali tra Nord e Sud; né si può ignorare che anche all’interno della questione meridionale esiste, come voi la chiamate, una “questione calabrese”, che ha dietro alle spalle cause molteplici di natura storica, geografica, culturale e sociale. E’ per tutte queste ragioni che la Calabria, come del resto tutto il Sud, è divenuta, almeno da quasi due secoli, e continua ad essere, terra di emigrazione”.

Ancora più interessante: “Un fenomeno questo da considerare più in particolare, perché mentre in genere l’Italia, tradizionale terra di emigrazione, si è rapidamente trasformata in terra di immigrazione, capovolgendo la vecchia realtà, la Calabria, insieme con altre poche regioni italiane, continua a mandare fuori dalla propria terra la sua ricchezza maggiore, cioè i propri figli, le forze più fresche e più giovani”.

Qualora volessimo ricordarci i cosiddetti “problemi dell’emigrante” (non so, magari anche cercando di capire cosa passa per la testa ai nostri giorni a chi è emigrato da altri paesi per giungere in Italia, pertanto immigrato) “Giovanni Paolo II espone i grandi problemi dell’emigrazione, che sono […]:"
-l’impatto generalmente traumatizzante con le zone superindustrilizzate nei paesi d’arrivo;
-il distacco e, non di rado, la scomposizione della famiglia;
-la disparità di trattamento legislativo;
-lo svantaggio nell’ambito dei diritti, che spesso diventa sfruttamento;
-la solitudine e l’emarginazione.
”.

Il giudizio di don Antonio su queste parole di Giovanni Paolo II le rende veramente un monito per i giorni nostri: “Una parola di speranza e di conforto per quanti sono stati violentemente sradicati dalla loro terra alla ricerca affannosa del pane quotidiano; una parola di riflessione per noi tutti, spesso ripiegati nel nostro “particolare” e perciò indifferenti ai gravi bisogni dei nostri fratelli; una parola che suona come vigoroso invito a chi detiene le leve del potere a ben operare in favore dell’uomo”.
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Re: Persone/Personaggi da ricordare

Messaggioda manu » gio ago 14, 2008 5:25 pm

Pisagius, hai una bibliografia completa delle opere di don Antonio? E sai se le sue opere sono reperibili in qualche modo? Mi piacerebbe davvero tanto leggere qualcosa...
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don Antonio Alaggia

Messaggioda pisagius » mer ago 20, 2008 11:19 am

Mi permetto di cimentarmi in una risposta facendo di nuovo riferimento a quanto don Peppino Scopacasa ha affermato all'inizio del suo discorso nell'introduzione a "Simbario. Note storice e fenomeno migratorio":

"In questi ultimi tempi si nota, con grande soddisfazione, un risveglio, anche se non accentuato, per la poesia, la musica, la pittura incentivate da associazioni, circoli, club, comitati, case editrici ecc. Nella nostra regione inoltre c'è un desiderio di ricerca di note storiche e gloriose dei piccoli e grandi centri. Tra questi studiosi c'è don Antonio Alaggia, il quale ha tanto materiale in cantiere che per mancanza di fondi non ha potuto pubblicare eccetto un saggio (un vero gioiello) su Giovanni Salvatore Pisani, scultore di Mongiana".

Da quegli anni in poi la situazione economica di don Antonio è rimasta invariata e il grosso del suo lavoro non ha visto i caratteri stampati a parte le relazioni annuali presentate al convengno sulla nostra lingua, che l'ACRE ha promosso per i molti anni della sua attività, nonchè i suoi interventi nel corso dei convegni del primo agosto, i quali aprivano le vacanze mongianesi.
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Re: Persone/Personaggi da ricordare

Messaggioda manu » ven ago 22, 2008 8:50 am

Tu possiedi qualcosa? Esiste qualche archivio a Mongiana che ha conservato gli atti di questi convegni (se mai sono stati pubblicati...!!)
Trovo veramente assurdo che nessuno si sia interessato ad una possibile pubblicazione, che possa essere un privato, un'associazione o il comune stesso!!!
:x :x :evil: :evil: :cry:
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don A. Alaggia. "Simbario. Note storiche e fenomeno migrator

Messaggioda pisagius » sab set 06, 2008 4:00 am

Confesso di avere ben poco, come tanti.
Spero di riuscire a raccogliere quanto ancora reperibile.

Intanto continuo la presentazione del testo “Simbario. Note storiche e fenomeno migratorio”.

Nella seconda parte ha inizio la redazione degli “Appunti per una storia di Simbario”, così chiamati, a mio avviso, per la modestia dell’uomo e la grandezza del prete.
Si tratta di un capitolo che rappresenta il cuore di questa analisi ed è così strutturato:
1. Toponimi di Simbario
2. Etimologia del nome
3. Origine di Simbario
4. Simbario al cospetto degli storici
5. Simbario e l’anno mille
6. Simbario nel Quattrocento
7. Notizie storiche di Simbario nel 1500
8. Simbario nel secolo XVII
9. Simbario nel Settecento
10. Simbario nell’Ottocento


La tecnicità di don Alaggia (mi ha sempre colpito) si volge all’illustrazione dell’argomento secondo il procedere storico, attraverso il quale si comprendere l’evoluzione, o l’involuzione, nel tempo di qualunque realtà.
Il punto di partenza di questa sezione dell’operetta è costituito dalla messa in evidenza dei toponimi di Simbario riportati nelle cartografie e nelle documentazioni dei vari periodi storici. [ 1 ]

Dalla meticolosa presentazione don Alaggia passa allo studio dell’etimo riportando quattro teorie principali.
La prima è quella di Gerhard Rohlfs, che ne fa derivare il significato dal termine Tsymbareion, riconducibile all’attività economica di questo “laborioso borgo”, cioè l’attività rurale dell’allevamento dei suini.
Questa tesi è supportata anche da un vecchio documento (“La lista di carico” di Carlo Pedicini di maggio 1791, dove si fa riferimento ad un “luogo detto Porcaria”.

La seconda è quella presentata dal Barillaro (in Emilio Barillaro, “Calabria. Guida artistica e archeologica”, Luigi Pellegrini editore, Cosenza, 1972), la quale fa riferimento alla posizione geografica dei tre paesini molto prossimi (Spadola, Simbario e Brognaturo) e situati “in un’ampia conca lacustre”. Infatti fa derivare il significato del nome dal termine greco “Kymbos”, in latino “Cymbarium”, che vuol dire “cavità”. Come riferimento a questa tesi vi è una simpatica curiosità e cioè il fatto “che gli abitanti di Serra San Bruno chiamano le tre località <<Paesi Bassi>>”.

Le ultime due ipotesi credo rappresentino due opposti in merito al discorso prettamente scientifico, in quanto la penultima può considerarsi un ottimo esempio di elaborazione tecnica su dati, documenti e osservazioni, mentre l’ultima una dolcezza verso la propria terra natia.
La terza, “Frutto di un accurato studio a tavolino”, pertanto metodologicamente impeccabile e dimostrabile (personalmente la attribuisco direttamente a don Antonio Alaggia, benché ne celi la diretta paternità a causa del suo stile di vita) fa derivare il termine Simbario dal greco Syn-Baros, stessa misura, che indica la distanza uguale tra i due mari, il Tirreno e lo Ionio.

L’ultima è quella “dell’Arciprete di Mongiana, Don Peppino Scopacasa” (mi permetto di citare direttamente nonostante la storia abbia oramai seguito il suo corso irreversibile), definita da don Alaggia “suggestiva, poetica”: “Essa è più di un atto di amore e di attaccamento alla terra natia che uno studio sul toponimo”.

E' espressa con questo verso poetico:
Lu paisi meu si chiama Simbario
cui dicia ca vordiri zimba
cui rosa vicinu al rio
”. (pag. 26)


Nel terzo paragrafo il discorso prosegue argomentando sull’origine, sicuramente greca di Simbario, fondato tra i secoli VI-III (a.C.). La fondazione è sicuramente attribuibile al periodo storico nel quale la Calabria ha fatto parte della Magna Grecia per due ordini di motivi. In primo luogo per il nome (facendo riferimento agli studi sui toponimi del paragrafo precedente), ma anche grazie alla “comune origine” condivisa con Spadola, facente parte della “Colonia Minervia”, di Squillace.
Ma vi sono anche altre “tracce evidenti” di questo passato nelle Serre, in particolare “si possono riscontrare nel dialetto, la lingua parlata dal popolo”, in quanto il nostro è un bagaglio culturale ereditato. Questo perché chiaramente le nostre origini hanno lasciato dei segni nel presente in quanto:
"La luce dell’Ellade ha veramente illuminato con la profondità del suo pensiero filosofico, con la sublimità della sua cultura umanistica e con la bellezza della sua arte le stupende contrade delle Serre di Calabria" .
Pertanto ai nostri giorni, della cultura greca delle nostre origini vi sono testimonianze evidenti nell’immediatezza dell’interazione comune:
Quasi ad ogni parola segue un’imprecazione, un proverbio, un modo di dire ecc…, che regolano i rapporti umano-sociali e formano <<la sapienza>> delle classi popolari e subalterne”.
Con questa frase don Alaggia implicitamente esprime la principale motivazione alla scelta di uno dei suoi campi di interesse, al quale ha dedicato molto tempo con dedizione.
Insistendo sul fatto che dobbiamo fare di tutto per non dimenticarci "dell’identità culturale delle nostre terre”, ha scolpito un piccolo monumento di poche pagine, rimirando il quale ci si accorge della passione storica di don Alaggia. Passione che ha sempre voluto trasmettere:

L’elenco di parole che pubblichiamo in questo volume, quasi tutte di chiaro sostrato greco, costituiscono un tesoro inestimabile della cultura popolare e un patrimonio che deve essere ad ogni costo recuperato, registrato e conservato, pena la perdita dell’identità culturale delle nostre terre”.
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don A. Alaggia. "Simbario. Note storiche e fenomeno migrator

Messaggioda pisagius » lun set 15, 2008 12:33 am

Nel paragrafo 4, condito anche di interessanti foto, don Alaggia ha elencato le fonti di riferimento per la sua ricerca, le quali non possono mai mancare nella trattazione di qualunque evento storico.

La minuzionsa elencazione riportata lascia indubiamente colpiti per la meticolosità di una ricerca volta al rinvenimento di quanto più possibile nella documentazione cartacea ed anche e soprattutto di quanto riportato nelle varie ipotesi degli storici che si sono occupati degli argomenti in esame, in modo più diretto e comprovato, in epoche precedenti e più prossime all’evento considerato, nel procedere storico.
Per questo infatti il paragrafo porta il titolo: “Simbario al cospetto degli storici”.

Per chi volesse approfondire riporto in sintesi l’elenco di riferimento:

-Girolamo Marafioti, francescano di Polistena (1601);
-Padre Giovanni Fiore di Cropani (1691);
-Giovan Battista Pacichelli (1703);
-Eugenio Arnoni (1703);
-Gabriele Barrio (1737);
-Umberto Caldora (1960).
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don A. Alaggia. "Simbario. Note storiche e fenomeno migrator

Messaggioda pisagius » ven set 19, 2008 3:08 am

A seguito di questa illustrazione, tecnica e ponderata con l’estro adeguato, il discorso si concentra sul percorso che ha vissuto Simbario, insieme a Spadola, a partire dall’anno Mille (non dimentichiamo che Simbario ha fatto parte del Casato di Spadola fino al 1093, data nella quale non figurò tra i territori affidati alla Certosa di Serra San Bruno).
Vi è stato un lungo periodo storico di occultamento, benchè si possa meglio formulare con l’affermazione di don Antonio Alaggia: “Diciamo <<quasi>>, in quanto in questa oscurità può filtrare qualche fioca luce”.
Simbario fece parte dei possedimenti della Regia Corte e territorio del Contado di Arena sotto la Signoria dei Conclubeth e nel 1494 è compreso tra i beni in dote a Sancia d’Aragona Borgia (pag. 49).

La prima data ufficiale, che, comunque, compare dopo la donazione normanna a Lanuino, è rappresentata dal 1458, comparsa nel “Liber Visitationis” di Atanasio Calceopilo e Macario, archimandriti basiliani.
Oltre a questa data contenuta nella citazione del breve cenno sul diario di viaggio pastorale dei due archimandriti colpisce anche la riflessione sul fatto che sia stata ingente la presenza del monachesimo basiliano sulle Serre Calabre, oltre a quello certosino e a quello domenicano (non dovremmo nemmeno dimenticare i cistercensi che sostituirono i figli di San Bruno fino al 1513). Evidentemente nel corso delle ere questi boschi hanno ispirato tali forme di spiritualità.
I due monasteri basiliani più importanti della zona sono stati quello di San Basilio di Scamardi a Torre di Ruggiero e quello di San Pietro ad Arena.

Nel XVI secolo Simbario si trova sotto i Carafa di Nocera.
Ha avuto inizio l’era del dominio spagnolo, che si è protatto dal 1503 al 1734 su tutto il Mezzoggiorno d’Italia.
Periodo giudicato con aggettivi agli antipodi da Francisco Elia de Tejada e da G. Pepe…
Di certo: “Non si può sottacere la forte decadenza morale, politica ed economica del regno di Napoli nel periodo spagnolo.” (pag. 56). Tale situazione è attribuibile allo strapotere baronale, nonostante da Madrid fosse stata ridotta la”potenza politica del baronaggio, (…) pur restando inalterato il loro (dei baroni) potere economico sociale”. (pag.57).
pisagius
 
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