11 settembre 2001: un triste anniversario

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11 settembre 2001: un triste anniversario

Messaggioda pisagius » gio set 11, 2008 12:07 am

Da: A. Stein, Terrorismo-Antiterrorismo, 2003.

11 settembre 2001:
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Re: 11 settembre 2001: un triste anniversario

Messaggioda pisagius » mer set 24, 2008 12:29 am

La data dell’11 settembre sicuramente ha cambiato i connotati della storia dell’umanita’ e della storia della lotta anti-terroristica, in particolare.

http://www.mongiana.com/uploads/1228721714.pdf
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Re: 11 settembre 2001: un triste anniversario

Messaggioda pisagius » mer ott 01, 2008 11:07 pm

ANTITERRORISMO

Special Air Service ( SAS).
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Lo Special Air Service è una delle più famose formazioni d’elitè militare tra i Royal Marines e lo Special Boat Service dell’Esercito britannico. Il SAS di oggi ha compiuto un lungo percorso, che lo ha portato ad essere uno strumento affidabile ed efficace della politica della Sua Maestà contro i tentativi di attacco terroristico su suolo inglese, e non solamente nel territorio del Regno Unito.


La storia della formazione del SAS ebbe la sua origine nel corso della Seconda Guerra Mondiale, precisamente nell’agosto del 1941, tra le dune del deserto egiziano. L’idea di creare e usare piccoli reparti di soldati ben motivati, altamente ed adeguatamente addestrati per poter successivamente, inaspettatamente e furtivamente attaccare per destabilizzare le strutture del nemico nei suoi punti nevralgici non era del tutto nuova, ma lo Special Air Service è stato un degno continuatore di questo tipo di azione, inaugurata dal colonnello Dudley Clark con i suoi reparti di ”commandos”, nati il 6.06.1940.
I Commandos di Clark richiamavano dal passato quel particolare tipo di azioni proto-partigiane combinate, agite dagli insurrezionisti spagnoli, ma conosciute già durante le guerre napoleoniche nella Penisola Iberica, oppure le azioni dei coloni boeri, chiamati appunto “Kommando”, del conflitto contro gli Inglesi in Sudafrica (1899-1902). La creazione all’inizio del conflitto mondiale di diverse unità internazionali di “Commandos” ricevette un entusiasmante sostegno ed un’adeguata approvazione da parte di Winston Churchill, il quale vide in questo tipo di “formazione aggressiva” un sostegno per l’isolata Inghilterra e un efficace strumento di guerra psicologica finalizzata alla destabilizzazione morale degli occupanti tedeschi nel resto del continente europeo.

I Commandos hanno compiuto diversi “raids” dietro le linee nemiche, compiendo spettacolari successi come: la distruzione dell’azienda segreta tedesca a Norskhydro in Norvegia, sede per la produzione di componenti essenziali di “acqua pesante” per la “wunderwaffe di Hitler”; una serie di operazioni militari con lo sbarco finale a Dieppe; la liquidazione del capo del RSHA Heydrich a Praga in Cecoslovachia; diverse azioni in Francia in collaborazione con i partigiani della Resistenza francese.

David Stirling, l’ufficiale della Guardia Scozzese e padre-fondatore del SAS, seguì in Egitto l’esempio di Clark. La situazione in quei tempi si presentava assai difficoltosa per gli inglesi, con l’estremamente pericolosa presenza dell’Afrika Korps di Rommel nelle immendiate vicinanze. David Stirling trovó utile ed eccelente l’uso di questa nuova tattica di combattere il nemico operando laddove si sente protetto, sicuro e indisturbato, utilizzando contro un potente nemico, appunto, i piccoli reparti speciali degli Alleati. L’idea si presentò molto efficace nella sua semplicità. L’aeronautica inglese, la RAF, risultó inferiore alle potenzialità della forza della Luftwaffe tedesca. Stirling propose di cambiare tatticamente la sfavorevole situazione degli Alleati proponendosi di attaccare gli aeroporti tedeschi per ridurre le potenzialità nemiche, distruggendo gli aerei di Luftwaffe a terra. In questo modo ebbe inizio la realizzazione della sua originalissima idea di – direi- “sabotaggio attivo”.

Durante la campagna africana nel 1941 si cominciò ad attaccare i reparti dell’Africa Korps utilizzando gruppi di soldati su jeep con mitrigliatrici, che effettuavano incursioni notturne per fare incetta di aerei tedeschi a terra, negli aeroporti militari. In breve tempo i “ragazzi di Stirling” distrussero o danneggiarono seriamente circa 400 aeri della Luftwaffe e dell’Asse. Naturalmente i soldati del SAS erano adeguatamente preparati per poter sopravvivere nell’ambiente del deserto sahariano, mantenendo l’operatività dell’azione in contingenze estreme. Stirling, inoltre, era deciso ad usare l’effetto sorpresa, con velocità e aggressività per fare incursioni nelle profondità delle linee nemiche. Negli anni 1941-43 lo Special Air Service ha svolto tantissimi raids nel territorio occupato dai tedeschi. I Soldati del SAS usavano come forma d’infiltrazione sia gli aeri della RAF dai quali venivano paracadutati, sia usando fuori strada jeep-willis montanti Vickers K, in questo modo sfruttavano l’elemento sorpresa e attaccavano gli aeroporti tedeschi secondo la tecnica del “distruggi e scappa”.

Il SAS partecipó a diverse azioni nei punti più nevralgici durante la Seconda Guerra Mondiale: in Italia, Francia, Olanda, Belgio e Germania. Nonostante i clamorosi successi alla fine del conflitto nel 1945 il 22° Regimento è stato messo in congedo. Così rimase fino allo scoppio del conflitto nel profondo sud-est asiatico, durante “i problemi” nel Malaya, quando il governo britannico riattivó il SAS, ribattezzandolo, almeno nel periodo iniziale, “Malayan Scouts”.
I Malayan Scouts in questi anni con gli australiani, neozelandesi e rodesiani utilizzarono la tattica dei metodi non-convenzionali per condurre la guerra, spostando il teatro delle azioni nella giungla più profonda per poter là combattere il nemico, sul territorio dove si sentiva indisturbato.
Dagli inizi degli anni 70 quando le ondate di violenza terroristica travolgevano diversi paesi dell’Europa, i governi delle democrazie occidentali si trovarono costretti a creare reparti specializzati per contrastare la crescente tensione. Questa volta il pericolo arrivò da gruppi dell’estremismo islamico. Un paio di mesi dopo il massacro degli sportivi israeliani alle Olimpiadi di Monaco, compiuto dall’organizzazione Ottobre Nero (1972), nella sede centrale del SAS, a Hereford, si decise di creare un sotto-reparto specializzato in azioni tipicamente antiterroristiche, il così detto CRW- (Counter Revolutionary Warfare Wing).
Con i termini “counter-terrorist” e “counter-revolutionary” si definiscono non solamente attacchi preventivi e diretti per la liberazione di ostaggi, ma anche interventi più vasti. Basta citare le operazioni speciali “combinate”, agite nel corso della campagna del Borneo (1963-66).
Durante il conflitto in Malaya, il SAS svolse le sue azioni verso partigiani del MRLA, Malayan Revolutionary Liberation Army, nei procedimenti di carattere non-convenzionale.
Nel corso del conflitto ad Aden (1964-67), quando gang locali s’infiltrarono nella città e nel porto per terrorizzare i funzionari di Sua Maestà, il SAS utilizzó i metodi chiamati “keeni-meeni”, che nella lingua suahili indica il movimento rotolante del serpente. Il maggiore Peter de la Bilierè organizzó un piccolo gruppo di SAS, che, travestiti da Arabi, s’infiltrarono nei pericolosi distretti portuali di Aden-Crater e Sheik Othman. In quel momento si inauguró l’uso di armi corte, i Browning HP, in particolare in ambienti chiusi (CQB – Close Quarter Battle), dando inizio alla pratica specializzata per la protezione dei VIP.
A metà degli anni ’70 all’interno del XII Regimento esisteva (esiste anche ora) il gruppo di operatori a rotazione continua CTT-“Pagoda Troop”. Ogni membro del Regimento passa minimo un anno in questa formazione tipicamente antiterroristica. Si perfeziona esercitandosi nel “Killing House”, cioè in un particolare edificio, costruito appositivamente, dove gli operatori SAS possono esercitarsi nei diversi scenari realistici, pronti alle situazioni più disparate quando si incorre nelle operazioni di liberazione di ostaggi. Naturalmente il SAS si è sempre esercitato con munizioni vere, per poter sviluppare e controllare una particolare concentrazione, priva di illusioni. Questo perchè per organizzare azioni di salvataggio, si richiede non solo una pressocchè perfetta preparazione fisica, ma anche familiarità con sofisticatissime attrezzature come: combinesone NBC-antinuclear, anti-biological, antichemical, con i quali gli operatori si vestono in tipiche uniformi nere GD (Specialist Supplies), con le scarpe rafforzate al titanio tipo Danner o Adidas militari GSG9.
L’arma preferita degli operatori SAS è naturalmente tutta la gamma di Heckler & Koch, Browning High Power, Sig-Sauer o Glock che secondo loro è migliore nell’uso, nella precisione.

Le azioni del SAS generalmente funzionano in due modi: uno di essi viene chiamato “il piano con preparazione”, è caratteristico delle operazioni che possono essere pianificate senza urgenze; il secondo chiamato “l’azione immediata” ed è riservato per quelle situazioni di emergenza che non permettono di studiare e coordinare gli interventi, come ad esempio può succedere quando i terroristi inaspettatamente cominciano ad eliminare gli ostaggi e i Commandos SAS devono intervenire immediatamente per arginare le perdite.
Una delle prime azioni “ufficiali” ebbe luogo durante l’assedio a Balcombe Street nel settembre 1975, ma sorprendentemente quando i militanti dell’IRA sono venuti a conoscenza che stava per arrivare un gruppo SAS s’arressero alle forze di polizia.
Lo Special Air Service imparó tanto dalla “lezione irlandese”. Questo era stato uno dei primi compiti e ne trasse un insegnamento che sarà durevole, quello cioè di operare senza anestesia il “cancro del terrorismo moderno”.
Il tema del terrorismo a Ulster e il rapporto terrorismo-antiterrorismo in quel particolare momento storico (dagli anni ’70 fino ad oggi) è molto vasto e sarebbe per me una vera gioia ed onore avere la possibilità di confrontarmi con questa sfida storica e soffermarmi più dettagliatamente su questo complicato ma nello stesso momento affascinante argomento del conflitto che possiede le diverse caratteristiche del conflitto religioso-nazionale ma per il momento mi soffermerò solo nella descrizione generale nella parte riguardante l’IRA.
Vorrei aggiungere che la presenza del SAS in Irlanda del Nord si concentró nell’utilizzo di tutta una vasta gamma di procedimenti operativi come metodi utilitaristici, addestramento delle forze locali RUC (Royal Ulster Constabulary), DET della polizia e al sostegno di MI5 e MI6 nei procedimenti combinati e flessibili, tra le azioni tipicamente militari e azioni tipo intelligence per poter neutralizzare il pericolo terrorista nell’Isola Verde.
Sarebbe interessante per uno storico presentare questi molteplici aspetti e meandri di una undergroud-war, di una guerra sotterranea e dell’importanza del ruolo del SAS in questa silenziosa e segreta guerra che James Renni così suggestivamente descrisse in “Operators”:

Operazione “Nimrod”. Maggio 1980, grazie alle telecamere nascoste della BBC, tutto il mondo ha potuto osservare in diretta l’azione del SAS per liberare gli ostaggi nell’ambaciata iraniana a Londra. Questa operazione è importante perchè è stata dettagliatamente descritta e si possono individuare le tattiche antiterroristiche di quei tempi in uso nelle migliori forze speciali.

1991- “Desert Storm”
Stranamente il SAS, che inizialmente si trovó per primo tra le altre forze della Coalizione, non entró immediatamete in azione, rimanendo disoccupato. Il generale Schwarzkopf non ebbe buoni ricordi personali, datati ancora alla infelice esperienza del Vietnam, sull’uso delle forze speciali in operazioni convenzionali. Inizialmente il governo britannico si rivolse al SAS per ricevere un contributo per l’evacuazione dei suoi cittadini rimasti in Iraq e Kuwait, ma nell’impossibilità di rintracciare oltre mille inglesi sparsi nei territori occupati, abbandonó così ben presto questo progetto. Alla fine di ottobre 1991 Saddam usò i cittadini occidentali come “scudi viventi” imprigionandoli nelle vicinanze di possibili bersagli di bombardamenti dell’Iraq e del Kuwait.
Il SAS entró in azione solo grazie al generale cambiamento della situazione ed agli interventi del gen. De La Biliere’, Comandante Supremo delle Forze Inglesi ed ex agente del SAS, che credeva entusiasticamete nelle potenzialità delle Forze Speciali. Tra l’altro Saddam cominció a bombardare Israele con i missili Scoud. Questo fatto risultó estremamente pericoloso per l’unità e il futuro della Grande Coalizione, in caso di risposta israeliana. De La Biliere’ convinse il generale Schwarzkopf ad utilizzare le squadre mobili del SAS per diversi compiti, che consistevano sia nella effettuazione delle ricognizioni, sia nella destabilizzazione delle linee e dei centri di comunicazione. Ma soprattutto il compito primario consisteva nella localizzazione delle rampe di Scoud per passare all’attacco con l’Aeronautica, che avrebbe potuto colpire direttamente il bersaglio, previamente identificati i punti di lancio dei missili iracheni. All’inizio diversi gruppi di ricognizione si spostavano a piedi nella Valle di Eufrat e nella regione dell’Iraq settentrionale e non ebbero successi. Gli Iracheni eliminarono e imprigionarono alcuni soldati di questa prima ondata. Solo uno di essi Chris Rayan (descrisse la sua avventura nel bestseller “Two-Bravo-Zero”) si salvò fuggendo per oltre 400 chilometri di deserto e trovò rifugio in Siria.
Invece ottennero successi altri Squadroni SAS, che grazie al Road Watch Patrol con le colonne di Land Rover dalla base Al-Jouf destabilizzarono le forze irachene e localizzarono le rampe di Scoud. Grazie a questi interventi e, dunque, ai precisi attacchi dell’Aeronautica ai punti nevralgici di difesa irachena, al nemico fu impedita la possibilità di effettuare efficaci attacchi missilistici.

“Enduring Freedom”
L’operazione “Enduring Freedom” non è stata la prima esperienza in Afganistan da parte del SAS. Già dagli anni Ottanta, durante l’invasione sovietica, vi era una sorta di collaborazione con i mujahedin afghani, soprattutto con l’organizzazione moderata di Jamiat-i-Islami del commandante Shah Ahmad Massoud, addestrata da alcuni membri SAS all’uso delle armi anti-aereo. Questo permise ai partigiani afgani, con i temibili attacchi degli Stringer, a controbbattere la micidiale aereonautica sovietica.
Alcuni soldati del reggimento inglese, durante una missione d’intelligence sul territorio afgano, trovarono e riportarono in Pakistan i più importanti, dal punto di vista della tecnica-militare, frammenti del moderno elicottero sovietico MI-24-D. Più tardi Jamiat-i-Islami svolse un ruolo fondamentale nella lotta antitalebana come principale forza dell’Alleanza del Nord.
Dunque, l’Afghanistan non era “terra sconosciuta” per i britannici, spesso il SAS partecipó alle esercitazioni sulle montagne con le forze pakistane vicino alla frontiera afghana e, molto probabilmente, spesso s’infiltró nel territorio afghano sotto il regime dei Taleban per distruggere le piantagioni di papavero e i laboratori per la fabbricazione di oppio nelle azioni anti-droga.
Il SAS in queste missioni acquistó più esperienza e alla vigilia dell’operazione “Enduring Freedom” rinnovó i suoi contatti con Jamiat-i-Islami usando i loro piccoli aeroporti militari per poter portare altre forze via Tadzykistan.
Gi Inglesi del SAS hanno più esperienza degli Americani perchè trattano con più cura i rapporti con i gruppi di minoranze etniche e possiedono una più adeguata conoscenza dei contatti locali, questo permette una più ampia possibilità di riuscita alle loro missioni speciali.

Balcani.
Il SAS svolse diverse operazioni durante il conflitto nei territori della ex-Jugoslavia. Facendo monitoraggio nei Balcani verificó il crescente aumento della presenza di istruttori della jihad internazionale del Sudan, Arabia Saudita, Giordania, Egitto, tra i quali tanti veterani del conflitto afghano sotto il comando dello sceicco Abu-Abdel-Aziz. Altra operazione da menzionare è quella nella regione della città di Gorazde dove dall’interno delle forze militari delle Azioni Unite i Commandos del SAS impedirono nell’aprile 1994 attacchi serbi contro la popolazione civile.
In Bosnia, vicino a Prijedor dove nel 1997 il SAS eliminò in una serie di attentati diversi locali criminali di guerra, tra cui Simo Drliac, e arrestò altri personaggi accusati del massacro della popolazione civile: Milan Kovacevic, Vlatko Kupreskic e Anto Furunij. Infine fu presente a Sarajevo come negoziatore tra le diverse forze del conflitto.

11.06.2002. Il SAS con 60 dei suoi operatori sbarcó in Kosovo. Uno dei loro compiti da svolgere fu l’arresto dei criminali di guerra secondo l’elenco ricevuto dal Tribunale di Haga.
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Re: 11 settembre 2001: un triste anniversario

Messaggioda pisagius » mar ott 14, 2008 2:53 am

Special Air Service Regiment -SASR (AUSTRALIA)
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“(...) erano capaci di marciare per ore senza sosta,
ignorando il dolore e la stanchezza e varcando la soglia
di quel limbo prossimo alla morte in cui solo la forza di volonta’
puó costringere il corpo a continuare a muoversi”

(Frederick Forsyth-“Icon”)

Di solito l`Australia è generalmente considerata come un grande continente-nazione situato agli antipodi del nostro pianeta,
contraddistinto da particolari curiosita` faunistiche come i koala o i canguri. Sembrava al mondo intero che questo paradisiaco ed esotico paese così lontano dagli epicentri dei problemi internazionali non avesse a che fare con il terrorismo, fino a poco prima dell’attentato di ottobre 2002 a Bali, nel quale hanno perso la vita numerosi cittadini australiani, portato a segno dal gruppo integralista Jimah-Islami collegato con La Base di Bin Laden.

Sorprendentemente in Australia troviamo un efficacissimo e altamente professionale strumento per la lotta al pericolo terrorista che ha sviluppato per tutto il tempo della sua esistenza un peculiare metodo di counter-terrorism.
L’Australian SAS Regiment ha le sue radici nella collaborazione con il SAS inglese fin dai tempi della Seconda guerra mondiale.
Il famoso Z Special Forces australiana solo ultimamente si è specializzato nelle operazioni in territori deserti, in quanto impegnato in Afganistan, dove era più massicciamente presente già dal 27.11.2001, con 120 operatori del SASR, sotto il comando di Duncan Levis in “Enduring Freedom”, codice Slipper per le forze speciali australiane, il quale faceva lunghe ricognizioni, mettendo punti d’osservazione durante le operazioni delle forze speciali “Anaconda”.

La storia delle SF australiane è cominciata agli inizi degli anni ‘40 quando è nato indipendentemente dalle squadre commandos, il già nominato gruppo speciale antiterrorismo sotto la protezione del Service Reconnaissance Departament, lo “Z Special Forces”.

Finita la seconda guerra mondiale tutte le formazioni speciali sono state congelate, fino al 1957 quando è nata, sotto il forte influsso del SAS inglese, la prima formazione australiana, lo Special Air Service Regiment (SASR), che fino al 1964 è cresciuta tanto da poter creare un proprio Reggimento.
Nel febbraio del 1965 il 1st. Squadrone SASR è stato mandato in Borneo per soccorrere l’esercito britannico e neozelandese contro gli indonesiani, che volevano tutta l’isola, compreso il sultanato di Brunei e la provincia di Suvarak, che facevano parte della comunità del Commonwelth.
Gli Australiani insieme agli inglesi ed ai neozelandesi hanno condotto una profonda ricognizione nelle giungle del Borneo (Operazione “Claret”), facendo imboscate per dare una mano all’esercito regolare britannico.
Non meno importante è stata la “campagnia per cuori e menti” degli autoctoni della società locale che preferivano conservare la propria indipendenza senza schierarsi con gli indonesiani. In questo conflitto in Borneo, gli australini del SASR sono diventati veri maestri nella conduzione di azioni militari a piccoli gruppi in ambienti estremamente ostili per l’uomo, come quelli della giungla, per di più in territori controllati dalle maggiori forze indonesiane.
Nel conflitto in Indocina oltre agli Americani erano presenti militari della coalizione provenienti da paesi diversi.

Alla fine del 1966 dopo le trattative col governo di Sua Maestà, gli australiani sono tornati alla loro bella isola-continente arricchiti di nuove esperienze, ma non per restarvi tranquilli, visto il nuovo conflitto in corso nel Vietnam.
Presto gli operatori del SASR fecero parte dell’Australian Army Training Team Vietnam come consiglieri militari e come tali insieme ai Berretti Verdi americani addestravano soprattutto i Montannars, cioè i volontari autoctoni delle tribù locali abitanti delle chiuse società montanare del Vietnam del Sud. La maggior parte dell’attività, oltre all’addestramento dell’esercito locale, era costituita dalla sua “specialità”, la ricognizione del territorio nemico, compreso il Vietnam del Nord e i paesi attorno, Laos e Cambogia.
In questo tempo di guerra il SASR sotto l’influsso delle operazioni ha modificato la sua tattica abbandonando il solito modello inglese. Durante i LRRPs – Long Range Reconnaisance Patrols, operazioni nella giungla che prevedevano solo 4 operatori, ne preferivano invece 6 (comandante, paramedico, specialista di esplosivi, radiotelegrafista e 2-3 soldati) per il semplice motivo che in caso di feriti o contusi tra i membri il piccolo gruppetto risultasse insufficiente di forza di fuoco per poter staccarsi dal nemico. L’Australian SASR durante questo brutale conflitto ha ricevuto le lodi sia da parte degli avversari sia da parte del Commando Supremo americano per i risultati delle operazioni… e gli australiani ne hanno condotto circa mille, sul territorio dell’avversario.

Nel 1971 dopo l’evacuazione del Vietnam gli operatori del Regiment hanno ricevuto negli anni successivi il compito di creare all’interno del SAS una squadra tipicamente antiterrorista. Fino dal 1978 l’Australia generalmente non ha conosciuto la minaccia del pericolo terrorista. Fino al 13 febbraio di quell’anno, quando una enorme esplosione, rivendicata da un’organizzazione estremista religiosa indiana, Ananda Marga, ha avuto luogo nell’“Hilton” a Sydney.
Il primo ministro australiano Malcolm Fraser ha annunciato di poter creare un’efficace sistema di sicurezza all’interno del paese. Il Reggimento SAS risultava adatto a garantire la soddisfazione di questo desiderio. All’inizio del programma anterroristico si servì sia delle Esperienze del SAS inglese, impegnato nel conflitto a Ulster, sia delle esperienze del GSG9 tedesco, sia degli israeliani (basti ricordare la clamorosa liberazione degli ostaggi a Entebbe).
Il Trening prevedeva l’apprendimento del combattere in abitazioni, case, supermercati, uffici, negozi ecc. Oltre a questo hanno allargato lo schema combattivo a elementi di liberazione degli ostaggi in ambienti particolari, come l’aereo o la nave. La nuova unità si chiamò TAG- Tactical Assault Group, all’interno vi sono tre sezioni, come nel SAS, in due gruppi, “Bravo” e “Alpha”.

Gli operatori del SASR condussero anche tante operazioni di pace: la missione in Cambogia, dove insieme ad altre formazioni dell’ONU, aiutavano a ripulire i territori dalle mine, servivano aiuto paramedico ai malati, proteggevano punti nevralgici contro gli attacchi dei Khmen Rossi; si potrebbero menzionare anche le azioni in Libano, Somalia, Ruanda, nei Balcani, oltre alla partecipazione a “Desert Storm” nel 1991 in Iraq, inseguito all’operazione “Anaconda” in Afghanistan, ed anche attualmente di nuovo in Iraq.
...
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Re: 11 settembre 2001: un triste anniversario

Messaggioda pisagius » gio apr 30, 2009 2:12 am

Il New Zeland SAS (NZSAS)
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Forse è il più piccolo e meglio ben nascosto reparto tra tutti quelli della “grande famiglia” SAS. "Kiwi", questo è il soprannome datogli dai colleghi inglesi quando, nel 1954, diversi volontari neozelandesi hanno trascorso 2 anni di turno nel Malaya, insieme con i Malayan Scouts. Purtroppo, dopo il ritorno nella loro patria, un’inspiegabile decisione dei responsabili politici li ha sospesi, ma, in seguito sono stati riattivati, nel 1959, e tutt’ora in attività.
Sicuramente i neozelandesi hanno partecipato all’operazione militare Desert Storm con il SAS inglese e gli australiani del SASR a caccia di missili Scoud, secondo le direttive del comandante generale delle forze della coalizione Norman “Storming” Schwarzkopf, che affidó al SAS il compito di individuare e segnalare all’aeronautica delle forze alleate le rampe di lancio dei missili di Saddam Hussein che minacciavano i territori di Israele e dell’Arabia Saudita.
Il SAS neozelandese mantenne sempre un alto livello di preparazione militare ed antiterroristica e svolse delicatissime missioni come, per esempio, Ulster, dove collaborò con il 22°SAS o nelle giungle delle Filippine, in Papua Nuova Guinea o in Indonesia, operando anche da solo, ma spesso insieme agli australiani del SASR.
Il NZSAS possiede un piccolo numero di soldati, circa 90 operatori, che mantengono il primato mondiale nelle tecniche “trooper” in qualsiasi ambiente, dato il fatto che un buon numero dei membri proviene dalle tribù dei Maori, abitanti originali delle isole neozelandesi, conosciuti dagli esperti come i “migliori invincibili cacciatori”. NZSAS era presente in Afghanistan durante l’operazione Enduring Freedom con suoi 30 operatori, probabilmente uno dei loro plotoni “mountains”, per missioni di ricognizione con le forze speciali norvegesi e canadesi impegnate nella perlustrazione delle grotte dove si nasconevano i terroristi di Al-Qaida nelle provincie di Gor, Helmand e Uruzgan.

Nella grande famiglia SAS degli inglesi, australiani e neozelandesi fin'ora presenti nel teatro delle formazioni antiterroristiche, esisteva un’altra formazione SAS, lo Squadrone CSAS della ex-Rhodesia, datato ancora ai tempi della riattivazione della formazione di Stirling in Malaya e nel Borneo. Il CSAS sviluppò un suo proprio procedimento speciale qualificato come il più adatto nei particolari ambienti dell’Africa. Nel corso della guerra in Rhodesia il CSAS ricevette supporto e sostegno da diversi operatori SAS della base inglese a Hereford, tra i quali il leggendario scozzese Peter McAlesee, che partecipó attivamente alle diverse missioni del SAS rhodesiano in Zambia, Mozambico e Botswana.

Quando finì la guerra in Rhodesia e Robert Mugabe diventó il presidente del Rhodesia-Zimbabwe, per il SAS non si trovó un posto nella nuova realtà, così gli operatori rhodesiani evacuarono attraverso “lo stretto” verso il South Africa e successivamente tanti di loro trovarono posto come ufficiali o sottoufficiali tra le file del SAS, del SASR e del NZSAS. Gli operatori del CSAS ebbero un fondamentale ruolo nella creazione e nell’attivazione dell’originalissima formazione speciale del Rhodesia.
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Re: 11 settembre 2001: un triste anniversario

Messaggioda pisagius » mar giu 09, 2009 10:14 pm

I SELOUS SCOUTS (Esploratori Selous)
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Tiger, tiger burning bright;
In the forest of the night;
What immortal hand or eye,
Could frame thy fearful symmetry?
(Wiliam Blake - The eyes of the Tiger)




Gli Esploratori Selous rappresentano nella storia dei nuclei antiterroristici una singolarissima formazione speciale, da porre come esempio, in quanto riuscì a muoversi con un’audacia sorprendente tra i meandri della tormentata e complessa situazione dell’Africa Centro-Meridionale di quei tempi (in particolare negli anni ‘70).

I Selous Scouts sono degni di un interesse particolare per lo storico, che si occupa della storia del conflitto non convenzionale, perché in breve tempo applicarono nelle loro operazioni uno stile caratteristico che si potrebbe definire antiterrorismo rurale. Tra l’altro, svilupparono una complessa gamma di procedimenti antiterroristici e anche per questo appartengono alla insolita forma dell’”unità – precursore” di quelle Special Forces attuali, entrando “a pieno titolo” nel pantheon delle formazioni antiterroristiche, che ai nostri giorni combattono un ombroso nemico sempre più organizzato e preparato alla lotta. Hanno svolto operazioni, e purtroppo ne svolgeranno ancora nel futuro, adattando precedenti scoperte tattiche sui diversi campi di battaglia del XXI secolo per un conflitto che si svolgerà ancora per lungo tempo, come quelli tra le alte montagne dell’Afghanistan, o nella umida giungla delle Filippine, o nell’arido deserto dell’Iraq o in altri luoghi del nostro ormai troppo piccolo mondo....


I Selous Scouts sono stati probabilmente il reggimento d’elite che ha avuto l’esistenza più breve nella storia del conflitto contemporaneo, essendo vissuti appena sette anni. La loro origine si potrebbe individuare nel piccolo gruppo autoblindato Selous, che prese questo nome per rendere omaggio ad un originale personaggio, un viaggiatore ed esploratore della Rhodesia del ‘800, Frederick Selous).
L’attività dei moderni Selous ebbe il suo inizio nel servizio svolto nella Federazione dell’Africa Centrale, a seguito del quale il corpo venne smembrato nei relativi organismi della Rhodesia del Nord – l’attuale Zambia, e della Rhodesia del Sud – successivamente diventata Rhodesia e poi Zimbabwe e Nysaland – oggi Malavi. Questo percorso storico ha riportato i Selous al paese di provenienza.
Ian Smith, il Primo Ministro, nell’ultimo periodo del mandato britannico, osservó che i movimenti indipendentisti della lotta contro il colonialismo dei neonati organismi politici del continente africano, da poco giunti al potere, si divisero o meglio violentamente si spaccano all’interno, formando una corrente patriottica o nazionale, da una parte, e democratica, popolare o rivoluzionaria dall’altra. Queste denominazioni hanno solo un colore folkloristico, in quanto non rispecchiano le basi delle convinzioni ideologiche generalmente usate per motivare movimenti di massa, ma esprimono semplicemente un criterio esclusivamente tribale che portò alla sanguinosa e devastante lotta armata tra “opposizione” e “ governo”.
Smith cercó per quanto possibile di mantenere lo status quo moderato dell’epoca coloniale, come panaceum per conservare l’ordine e la convivenza e, tentando di mantenere il ruolo fino ad allora privileggiato nel suo partito, a suo parere per la sicurezza della maggioranza della popolazione rhodesiana, sia nera che bianca, tentó di evitare la possibilità di un eventuale conflitto tribale ed annunzió nel 1965 l’atto di dichiarazione unilaterale d’indipendenza della Rhodesia.



I movimenti autoctoni locali come ZAPU (Zimbabwe African People Union) di Joshua Nkomo e ZANU (Zimbabwe African National Union) di Robert Mugabe si opposero a questa decisione e pertanto spostarono le loro sedi in Zambia, ottenendo nel frattempo un forte sostegno finanziario e un degno supporto militare, soprattutto grazie agli istruttori cinesi e nordcoreani, validi esperti nei metodi di guerriglia. In breve tempo cominciarono le incursioni nel territorio della Rhodesia con attacchi alle fattorie agricole isolate dei coloni bianchi, ricorrendo nello stesso momento all’intimidazione della popolazione locale attraverso l’eliminazione di funzionari ed ufficiali di colore appartenenti da generazioni alle forze dell’ordine e dell’Esercito.
Il periodo di questa triste lotta è pieno di modelli ormai arcaici del periodo della guerra fredda, in quando polizia e militari autoctoni erano definiti dai guerrieri come “servi dell’imperialismo”. Invece i missionari sia protestanti che cattolici, che svolgevano il loro apostolato furono accusati di essere “agenti segreti del capitalismo” o “nemici della gente”.
Le forze convenzionali di questo piccolo paese africano non erano preparate ad impedire continue escursioni di ZIPRA e ZANLA, milizie armate dei rispettivi movimenti che destabilizzavano i punti nevralgici della Rhodesia, aumentando il senso di insicurezza e di tensione tra tutta la popolazione. In questa situazione le autorità governative hanno provveduto a creare un reggimento che potesse, con successo, applicare i principi della guerra non convenzionale, soprattutto nell’uso delle tecniche pseudo-terrorist. Tra parentesi ricordiamo che tali esempi di condurre azioni militari alternative erano già presenti sia durante i “problemi in Malaya”, sia durante tutto il conflitto in Vietnam, basti riportare l’esempio del primo SOG e del Delta Project.



Il compito di creare uno specifico reggimento fu affidato al capitano Ron Reid Daly, che precedentemente aveva acquistato una certa esperienza in questo tipo di “attività” essendosi aggregato per un certo periodo alle azioni dello Special Air Service britannico durante l’emergenza malayana, dove il 22° SAS utilizzó con sorprendente successo la strategia dell’antiguerriglia scendendo a combattere l’avversario nel suo territorio.
Data l’urgenza della situazione, per rendere l’unità altamente efficace, si ricorse ad una particolare procedura selettiva, dopo la quale si passava ad una seconda fase volta ad uno specifico addestramento. Abbiamo già menzionato che nella maggioranza dei migliori nuclei speciali come uno specifico addestramento abbia sempre costituito una particolare preparazione “realistica” con il ricorso al più resistente addestramento psicomentale chiamato “la selezione”. In soli 18 giorni le reclute, tutte volontarie, vennero portate sulla soglia della loro resistenza. Per rendere più realistica la fase iniziale della selezione il campo d’addestramento a Wafa-Wafa somigliava ad una replica della prigione giapponese della seconda guerra mondiale piuttosto che ad una moderna caserma di qualsiasi esercito moderno. All’inizio del corso della selezione ai volontari veniva dato il pacchetto della razione alimentare, ma senza ulteriori spiegazioni. Mentre i giorni proseguivano quella razione risultó essere l’unica razione di cibo che era stata fornita, senza alcuna ulteriore spiegazione su quanto tempo avrebbe dovuto durare. Così bisognava per poter sopravvivere nel bush rhodesiano cacciare selvaggina, e non solamente, s’imparava anche a cuocerla secondo le particolari e specifiche usanze culinari africane.

I volontari furono sottoposti a stremanti marce giornaliere, o meglio, a corse di solito di 30-40 chilometri, sotto l’ardente sole dell’Africa, portando sulle spalle pesanti zaini militari riempiti di sassi di circa 20-30 kilogrammi. L’acqua da bere proveniva esclusivamente dal vicino Lago Kariba.
Nonostante la proposta dei Selous Scouts avesse carattere estremamente duro, il campo di selezione era sempre pieno di candidati desiderosi a sottoporsi alla “prova disumanizzante”. Da sottolineare che la durezza della selezione (come in tutte le forze speciali) è estremamene necessaria e direi essenziale per escludere i debuttanti o le persone non sufficientemente preparate fisicamente, ma soprattutto impreparate motivatamente, con in testa l’idea sbagliata “dell’avventuriero-safariano-africano” e non quella di un soldato professionista sottoposto ad un pericolo improvviso.


Certamente in questa prova godettero di maggiori possibilità di ammissione i membri provenienti dalle tribù locali Shona e Matabele, cacciatori e guerrieri nati, da generazioni in servizio nelle forze di polizia locale. Oltre alle forze autoctone locali più possibilità ebbero anche i coloni inglesi di vecchia data che vivevano sparsi nelle fattorie di cespugli nelle zone rurali della Rhodesia, abituati ad andare a caccia di selvaggina. Per questo possedevano le conoscenze necessarie per saper sopavvivere per un lungo periodo di tempo dietro le linee nemiche. Durante la selezione, in pochi giorni, la maggioranza dei volontari non riuscì a superare lo “standart” delle aspettative, non resistendo alla dura prova selettiva.



La prima fase della selezione, durata (data l’urgenza della situazione) solo 18 giorni di intenso addestramento, forse il più duro nel mondo, si basò su scenari realistici e simili al teatro delle operazioni speciali da eseguire. Il momento principale dell’addestramento si concentrava sul survival militare, che significava utilizzare tutte le capacità umane per poter sopravvivere nell’ambiente ostile della savana, oltre ad essere pronti a difendersi dall’avversario. L’estrema rigidità della preparazione (alla fine solo il 5-8% resistettero, secondo il motto Wafa-Wafa- Those who die, die. Those who stay behind- stay behind) fu messa in atto per far acquisire sicurezza nelle difficoltà delle azioni.


I Selous Scouts operavano a molta distanza del resto delle forze convenzionali e non sempre si poteva ricevere supporto o rifornimento. Allora all’interno del gruppo era presente una piena solidarietà e cooperazione per l’autosufficienza nel periodo di incognito, che poteva durare diversi giorni. Per far funzionare indipendentemente il nucleo nelle lunghe settimane di savana si insegnava il tracker-training, che consisteva nell’uso di diverse tecniche per muoversi in quel contesto conservando la capacità di proseguire nelle missioni militari, spesso muovendosi solo la mattina presto, quando i raggi inclinati del sole tendono ad evidenziare i minuscoli segni del passaggio umano. Oltre all’insegnamento base dell’infiltrazione o troopers, cioè inseguimento combattivo.
Nella selezione si trattó veramente l’insegnamento-base perchè quelli che “sopravvissero” trovarono subito posto come nuovi membri “trooper di flanca” all’interno dell’unità combattiva in azione. Inizialmente per imparare dai membri più esperti. Nel frattempo superarono il corso di paracadutismo avanzato, diviso in due parti “static-line” e “free-fall parachute course”. Spesso nelle missioni si usarono paracadutarsi (i velivoli erano i vecchi bimotore Dakota che ricordano i tempi della II Guerra Mondiale) da bassissime quote (da 200 metri e ancor di meno).


I Selous Scouts hanno introdotto la guerra nel territorio incontenstato dei terroristi effettuando diversi “raids” nelle basi della guerriglia, come quella dell’ agosto 1976 a Pungwe-Nyadzonyain in Mozambico, oltre alle altre incursioni in Zambia, Botswana ed Angola, ottenendo clamorosi successi. Nelle loro missioni di spionaggio e di ricognizione segreta, i Selous trasmettevano utili informazioni al resto delle forze convenzionali della Rhodesian Light Infantry. Si ricorse tra i Selous Scouts all’audacia ed all’uso dell’inganno tattico in questa guerra partigiana.
Nella fase “pseudo-terrorist”, i Selous Scouts dovevano perfettamente assomigliare all’avversario, comportarsi e comunicare come i guerrieri reali, vestiti come loro. Hanno perfino imparato gli slogans, i canti e il linguaggio della battaglia. Tutti conoscevano minimo una lingua locale, shona o matabele.
I Selous Scouts possedevano una perfetta conoscenza delle armi usate dalla guerriglia, il loro adestramento era intenso e pratico. Poichè hanno funzionato come “terroristi”, normalmente sono stati muniti di armi del Blocco orientale, come fucili kalashnikov AK-47, RPD-RPK, SVD-Dragunov, RPG-7 o di armi personali handgun CZ-75’s o Makarov. In questo senso i Selous Scouts negli anni ’70 furono i veri protagonisti di una moderna unità antiterroristica.
Dopo la presa di potere agli inizi degli anni ‘80 da parte di Robert Mugabe (lunghissima dittatura incontensata) gli operatori Selous evacuarono attraverso “lo stretto” verso la Repubblica Sudafricana, dove fecero parte del 3 e poi del 5 Recce delle forze di ricognizione. In conseguenza del negativo atteggiamento degli afrikaaners verso “la gente anglofona”, molti elementi dell’unità si dispersero in diversi continenti tra l’America, l’Australia, Nuova Zelanda e l’Inghilterra dove alcuni di loro potevano servire, grazie alla loro esperienza e al loro addestramento, nelle forze speciali locali.
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Re: 11 settembre 2001: un triste anniversario

Messaggioda pisagius » sab giu 27, 2009 3:00 am

Le SPECIAL FORCES degli Stati Uniti d’America

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Negli Stati Uniti, a causa del pericolo terrorismo, vi sono circa 40 agenzie governative deputate a svolgere il compito, delicatissimo e di estrema importanza, della salvaguardia antiterrorismo, basti riportare i nomi di potenti agenzie federali come la National Security Council subordinata al Presidente, che dovrebbe coordinare le azioni per eliminare o diminuire il pericolo degli attentati, oppure l’FBI, la CIA, il Dipartimento di Stato o il Dipartimento della Giustizia.
Nel 1997 le spese delle aziende governative degli Stati Uniti si chiudevano con un bilancio pari a 6,7 miliardi di dollari. Nel 1999 la guerra al terrorismo costó 9 miliardi e nel 2000 si disponeva di un budget di oltre 10 miliardi di dollari, solo per questo aspetto “logistico”. Vediamo che sono state assegnate notevoli somme per la sicurezza e per poter battere il terrorismo.
Gli Stati Uniti d’America dispongono di due formazioni tipicamente militari che sono altamente preparate per condurre le operazioni antiterroristiche, cioè SEAL e Delta Forces. Oltre a queste due unità ne esistono altre due che sono orientate verso una funzione del tipo di intelligence militare, si tratta di ISA e SOG. A mio parere solo queste 4 unità sono veramente degne di nota per efficienza e professionalità.

Gli Americani, dopo la guerra in Vietnam, hanno riorganizzato le strutture militari più o meno speciali e di conseguenza, al giorno d’oggi, l’USA dispone di ben 45 mila soldati “speciali” raggruppati nel US Special Forces. (Dopo l’attentato dell’11 settembre si attuò il programma di riconversione per aumentare questo numero di veterani ed ex-membri delle Forze Speciali)
Sorprendentemente ci troviamo davanti ad un fatto sia curioso che controverso. Le Special Forces americane generalmente non superano l’esame della guerra, purtroppo di quella vera e cruenta. Per esempio in passato già dai tempi della seconda guerra mondiale soprattutto nelle battaglie nel Pacifico e più tardi in Corea, gruppi speciali dell’Esercito, i famosi Rangers o i Marines, nonostante il duro addestramento preparatorio per poter combattere nelle più estreme condizioni, subivano gravi perdite, fino al 70-80% del personale. Certamente non si può dare esclusivamente la colpa alla fortuna per giustificare fallimenti così clamorosi o attribuendo ai fatti un valore casuale. Anche la missione umanitaria sotto la guida dell’ONU in Somalia (ottobre 1993) di alcuni reparti speciali dell’Esercito americano della Task Special Force Ranger durante l’intervento per la cattura di Mohamed Farra Aidid nella sanguinosa battaglia somala, costó ai soldati americani 18 morti più 50 feriti. Nonostante la supremazia tecnologica non avevano saputo affrontare le irregolari milizie somale della guerriglia urbana.
A partire da quest’ultima terribile esperienza pare, dopo aver respirato la polvere delle strade di Mogadiscio, si imparó qualcosa. Infatti la fase preparatoria fu arricchita di nuovi elementi: si cominciarono ad impartire programmi di addestramento anti-gueriglia urbana e si incluse un massiccio uso di apparecchi di comunicazione, sistemi GPS di posizionamento globale portatile. Ma dalle notizie della missione delle SF in Afghanistan, si ha l’impressione che vi sono ancora tante imperfezioni.
Il paradosso dei risultati delle operazioni delle special forces americane è che i benefici ottenuti non giustificano le spese in termini di potenziale umano investito. Rispetto agli inglesi o agli australiani (SASR), addestrati a svolgere lunghe missioni assolutamente autossufficienti e distaccati dal resto delle forze convenzionali, gli americani non svilupparono questo tipo di resistenza psicomentale. Prevale ancora la veloce tattica del breve intervento aggressivo seguito da una ancora più veloce evacuazione, tipo “Snoop & Poop”. Sembra che si faccia ancora troppo affidamento sul supporto di costossissimi aggeggi high-technology. D’altra parte dalle ultime notizie dall’ Afghanistan si rimane davvero sconcertati, quando si viene a sapere che reparti di SEAL o Delta Force per applicare costantentamente i principi della guerra nonconvenzionale si erano mimetizzati perfettamente con le forze antitalebane vestendosi, comportandosi e vivendo in mezzo ad esse ottenendo risultati non indifferenti, hanno ricevuto diverse critiche da alcune alte autorità, poichè il loro sistema è stato reputato “indegno del vero soldato americano”. Ogni commento è superfluo. Ma manca uno studio d’insieme su questo argomento.
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Re: 11 settembre 2001: un triste anniversario

Messaggioda pisagius » ven lug 10, 2009 4:44 am

US. NAVY SEALS & 6-Team-SEAL
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SEAL-AIR-LAND,
sono tre componenti operative dei Commandos della Marina degli Stati Uniti. Seal è un’abbreviazione che corrisponde in inglese alla parola "foca", un animale che vive strettamente legato a questi tre elementi della natura: mare, aria, terra.
La nascita dei Seals è legata alla persona del presidente John F. Kennedy, che ne è stato energico promotore che ha dato “luce verde” ad un dinamico sviluppo e ad una crescente qualità dei reparti speciali.
John F. Kennedy ha dato un forte sostegno e la dovuta approvazione per appoggiare l’idea di condurre una guerra di nuova tipologia, usando le strategie non-convezionali. Uno di questi reparti è appunto Navy Seal.
Il 1° gennaio del 1962 il Presidente annunciò ufficialmente la creazione del reparto SEAL Team 1 e la settimana successiva, quello del SEAL Team 2. I primi nuovi reparti sono stati subordinati al Commando Supremo della Marina della Flotta del Pacifico e dell’Atlantico. Già nel marzo del 1962 i primi Seals sono sbarcati in Vietnam, per fare “monitoraggio” sulle spiagge e generalmente nell’ambiente delle future operazioni. Il vero e serio impiego dei Seals si ebbe, invece, nel 1966.
In Vietnam i Seal’s svolgevano operazioni militari, in piccoli gruppi di soldati, contro la guerriglia dei Vietcong, subordinati ai comandi degli ufficiali dell’esercito regolare del Vietnam del Nord. L’esperienza di questo conflitto ha insegnato ai SEAL’s che per poter combattere efficacemente l’avversario bisogna essergli simile, sotto diversi aspetti, addirittura, essere come lui, abbandonando le strette abitudini dell’esercito regolare.
Ben presto gli uomini-rana americani lasciarono le “tonnellate” del loro equipaggio personale inutile per condurre la guerra nella giungla, facendo lunghe ricognizioni, caminando spesso con i sandali fatti di resti di gomma di pneumatici, come facevano i partigani vietcong, e preferivano armi automatiche come kalashnikov AK- 47, al posto di Winchester o M-16 o M – 14 MGO.
A quei tempi risale l’uso dei Seal di agire in coppia o al massimo in squadre di 4 operatori. Tale abitudine rispecchia il detto sentenzioso che "insieme si va all’ azione e insieme si torna". Tanto forte è il legame tra due incursori abituati a lavorare in coppia che non si abbandona mai il compagno morto o ferito sul campo di battaglia.
In Vietnam i Seals avevano sotto controllo la regione Rong-Sat nel delta del Mekong dove, con una lunga serie di imboscate marine, destabilizzarono le strutture logistiche dei Vietkong provocando l’abbassamento del morale combattivo dei partigiani vietnamiti.
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Re: 11 settembre 2001: un triste anniversario

Messaggioda pisagius » gio lug 23, 2009 3:58 am

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All’interno dei Seal’s è stata creata nel novembre del 1980 un’unità tipicamente antiterroristica, inizialmente denominata SEAL- TEAM 6, poi Red Cell e attualmente funziona come Naval Special Warfare Development Group (GEVGRP). Le prime due forme erano sotto il comando dell’originale e controverso comandante Richard Morcinko.
Il Seal Team 6 contava un ridotto numero di uomini rana, solo 62 elementi, Red Cell solamente 14 operatori, secondo la convinzione di Morcinko che affermava: <<Le Special Forces non possono essere “prodotto di massa”. Meglio concentrarsi sulla qualità che sulla quantità>>. Queste originali e inconvenzionali iniziative furono sostanzialmente condivise dall’ammiraglio Ace Lyons.

Team 6 e Red Cell prevedevano oltre al controllo della sicurezza interna delle basi NATO (prevenzione in caso di attacchi terroristici) anche altre particolari attività, ma il vero scopo di quelle unità era di prendere concrete iniziative antiterroristiche, tra le quali quella di “entrare” nella Casa Bianca e poi informare il Secret Service del Presidente delle misure per aumentare la sicurezza.
Un esempio storico più completo è rappresentato nell’operazione del 1987, quando l’unità di Morcinko tenne un’imboscata in Libano vicino alla An Nabi-Shit, sterminando un elevato numero di terroristi di Hezbollah, mentre attraversavano il confine siriano per infiltrarsi nella vale Be-Kaa.

Richard Morcinko sottopose i suoi uomini ad un duro e continuo addestramento secondo le sue parole: <<Più soffrirai durante l’addestramento meno rischierai in una vera battaglia –perché- Bisogna addestrare i propri uomini di continuo, duramente, e quando non hanno più niente da imparare, bisogna addestrarli ancora perchè in realtà c’è sempre qualcosa da imparare>>.
L’addestramento dei Seals è davvero duro, ma flessibile, dando esempio della complessità della “selezione”- perchè così si chiamarono le prove e nello stesso momento la particolare “proposta” di diventare un vero Seal.
Generalmente contiene lo schema base usato nelle migliori Forze Speciali, la specificità dei SEAL’s è che si tratta di una unità della Marina degli Stati Uniti e come tale tutti i candidati sono volontari che provengono sia dai marinai della Marina, sia dal Corpo Marines, senza la minima distinzione nel trattamento da parte degli istruttori, indipendentemente dal grado, sia ufficiali che semplici marinai, durante il “distruttivo” BUD/S (Building Underwater Demolition.

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(Seal-Uomini-Rana con compiti di destabilizzatori e di salvataggio in mare)


Il corso fu suddiviso in diverse fasi. Quello di base dura 6 settimane e serve per eliminare tutti quelli che sperano “troppo” nelle proprie forze fisiche o che avevano una concezione mitomane della realtà delle Special Forces della Marina.
In questa prima fase sono previsti: nuoto, l’uso del battello pneumatico, si sperimentano conoscenze di ricognizione idrografica accompagnati da continuo stress e stanchezza. Si conclude con il cosiddetto “Hell Week” durante il quale bisogna dare una prova di resistenza al freddo, alla privazione del sonno, con un totale di solo 1-2 ore al giorno di riposo, allo sforzo fisico nella risacca e nel fango, e non per immergere la loro uniforme nel fango e nell’acqua salata! Si tratta solo dell’inizio...
Il vero addestramento fisico e mentale comincia nella fase successiva per sviluppare quell’attegiamento mentale che mantiene un Seal sempre in condizione di agire nel modo più efficace e di impegnarsi d’istinto in combattimento.
Le successive fasi per l’insegnamento delle tecniche marine speciali prevedono: immersione con l’apparecchio MK 15 LARV (apparecchio per sommersione che nasconde le “bollicine” e quindi non rivela la posizione dell’uomo-rana), immersione e nuoto a lunghe distanze in condizioni atmosferiche sfavorevoli, training di “uscite” dal sommergibile, tecniche per sbarchi costieri innosservati, arti marziali e lotta in acqua, metodi per minare diversi obbiettivi sulla costa, nei porti, sulle navi, ecc.
Un’altra fase prevede addestramento su terra, precisa conoscenza e da veri esperti per l’uso di diverse armi. Quelle preferite dai Seal sono sempre le armi della famiglia di Heckler&Koch. L’addestramento consisteva nel fare esercizio nell’uso di queste armi in ambiente marino, in particolare nell’uso dello “sparo dinamico ed intuitivo” in disparate situazioni non-convenzionali. Si prevedono tecniche per tenere imboscate, CQB - lotta e combattimento in ambienti chiusi, tecniche per la liberazione di ostaggi negli aerei, navi e in ambiente marino in genere. Conoscenza e uso dei più moderni strumenti high-tech per la comunicazione satellitare.
L’ultima fase si concentra sul corso di paracadutismo militare con lanci free fall, jumpmaster, lanci di equipaggio di giorno e di notte. I soldati sono appesantiti da armi e munizioni che rendono estremamente difficile la coordinazione del lancio. Si imparano lanci da alta e bassa quota, altitudine HAHO-HALO. Dopo aver superato tutte le fasi, che solo circa il 20 % di quelli che hanno iniziato il BUD/Seal riesce a concludere. Ma la selezione ancora non e’ finita perchè ai novellini spetta un attento esame di un anno in uno dei team di Seal dove i superiori e i loro compagni decidono se sono davvero adatti a svolgere “questo tipo di lavoro” o, come vuole qualcuno, questa speciale vocazione.
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Re: 11 settembre 2001: un triste anniversario

Messaggioda pisagius » mer lug 29, 2009 3:41 am

...Ecco un elenco generale delle operazioni principali svolte nel corso degli anni, tra le quali non bisogna dimenticare le diverse azioni nei Caraibi e in America Latina, specie contro i narcotrafficanti:

1983- Grenada. Liberazione degli ostaggi tra i quali studenti americani di medicina che facevano uno stage su questa isola.

Dicembre 1989 Panama, Operazione “Just Cause”. Sono stati presenti Seal Team Four e Seal Team Two, soprattutto nell’operazione “Blue Spoon”, che doveva neutralizzare le forze navali del gen Noriega a Panama City, vicino al punto strategico dell’uscita del Canale. Il compito dei Seals prevedeva l’eliminazione delle navi della marina panamense che potevano creare danni all’aviazione americana perché dotati di moderne (tra l’altro acquistate negli Stati Uniti!) contraerie a bordo. I Seals dovevano piazzare sotto le navi mine magnetiche, ma nella fase preparatoria all’azione si accorsero che le navi panamensi erano fatte di un misculio di alluminio e altro materiale sintetico che rendeva le mine inutilizzabili. A questo punto saltó fuori la vecchia tattica dell’UDT, specifica dei Seals, cioè quella di usare lo “zaino di Hagensen” riempito di plastico esplosivo C-4 e metterlo sotto le turbine delle navi. Altro compito è stato quello, più importante, di porre sotto controllo l’aeroporto per impedire la fuga di Noriega con il suo jet personale.

Desert Storm 1991
La “prima guerra” contro Saddam Hussein. Non fu la prima volta che i Seals si trovarono ad operare in questa parte di mondo. Già nel 1987 proteggevano le petroliere americane e di altre bandiere nel Golfo Persico contro i Passdaran iraniani. Operazione che fu chiamata “Earnest Will” e consisteva nell’abbordaggio dei battelli dell’avversario (come Iran Air) che potevano creare pericoli per la comunicazione marina. L’operazione ebbe interesse più vasto nel monitoraggio delle coste in questo caldo punto del Vicino Oriente.
Durante “Desert Storm” i Seals , proteggevano i porti navali dell’Arabia Saudita. Oltre a queste azioni di sicurezza furono impegnati in una serie di “direct actions”; svolsero ricognizioni sulle coste del Kuwait; raccolsero le informazioni passate successivamente al Comando Supremo degli Alleati e convinsero il gen. Schwarzkopf ad abbandonare l’idea dello sbarco marino. I Seals simulando l’attacco via mare provocarono lo spostamento di notevoli forze irachene sulla costa e di conseguenza l’indebolimento di altri fronti che vennero attaccati dal resto delle truppe alleate. Anche nell’ultima presenza durante “Iraqi Freedom” del marzo 2003 i Seal dovevano proteggere e controllare i punti nevralgici dell’industria petrolifera del dittatore iracheno, tra i quali il porto e la regione con i pozzi petroliferi sul mare a Umn Quasr.

1997- Bosnia. Si impiegarono per ricerche ed arresti dei criminali di guerra, come per esempio Blagoi Simic, (operazione “Little Flover”).

Dall’ottobre 2001 furono impegnati nelle Filippine contro gli integralisti musulmani di ABU-Sajet, collegati con Bin Laden (operazione Balikatan -02-1). La presenza nelle Filippine è riconosciuta soprattutto nella partecipazione alla direct action del marzo 2002 nelle isole Luzon, Mindanao, Basilan. I Seals addestrarono le compagnie speciali nel CTT-Counter Terrorist Training, le unità filippine della Marina – Naval Special Warfare Group e reciprocamente gli esperti filippini aiutarono gli americani nell’apprendere le tecniche di combattimento nella giungla dell’Archipelago Filippino.

I Seals insieme con la Delta Force sono ancora oggi presenti in Afghanistan partecipando alla direct action nell’operazione delle Force Speciali “Anaconda”.
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Re: 11 settembre 2001: un triste anniversario

Messaggioda pisagius » sab set 05, 2009 2:40 am

Delta Force

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Special Forces Operation Detachment-“Delta”

Si tratta di una delle formazioni più importanti degli Stati Uniti, specializzata nella conduzione di operazioni speciali ed antiterroristiche.
Fu creata nel 1977 dal leggendario colonnello delle Forze Speciali, Charles Beckwith, come risposta alla crescente tensione di attacchi terroristici verso i cittadini americani negli anni Settanta.
Delta presenta molte somiglianze ideologiche e di operatività con il 22 SAS inglese, con il quale Beckwith collaborò per un anno con mansione di “attivo osservatore” della parte americana nelle diverse azioni del SAS negli anni 1962-63. Beckwith era cosciente delle tante imperfezioni all’interno delle Forze Speciali statunitensi. Dobbiamo ricordare che i famosi Rangers o Marines avevano avuto un’altissima percentuale di perdite, sia nel conflitto della seconda guerra mondiale, sia nella guerra in Corea. Beckwith pensava ed era convinto che solo la specifica formula del SAS risultava essere più adeguata ed adatta ad operazioni militari antiterroristiche su suolo americano.
Oggi “Delta” è composta di tre squadriglie “A”, ”B”, e “C”. La base centrale è situata nel North Carolina a Fort Bragg dove si trovano altri servizi di supporto logistico. Vi è una stretta collaborazione con le altre forze antiterroristiche, in particolare con i diversi reparti della polizia SWAT (Miami, Los Angeles). Periodicamente Delta svolge particolari manovre in corsi d’aggiornamento e di addestramento, scambiando idee con: 22 SAS, G-S-G-9, Sayeret Mat’kal-Unità 269, e gli australiani dello Special Air Service Regiment.
Sono state svolte da Delta innumerevoli azioni di diverso tipo contro il terrorismo. Le parole non riescono adeguatamente a descrivere tutte le fasi di preparazione, di ricognizione, ecc.
Nella storia della Delta Forces vi sono stati sia momenti di gloria che amare sconfitte. Basti ricordare la fallita liberazione degli ostaggi dell’ambasciata statunitense a Teheran durante la rivoluzione islamica di Khomeini.

Tra le altre operazioni svolte da Delta possiamo ricordare:
1979- Fu investita del compito di sorveglianza del Pan American Games a Puerto Rico, dove faceva parte del teams antiterroristico, assicurando la protezione contro eventuali azioni terroristiche
1983- Partecipò all’Operazione “Urgent Fury” a Granada, con l’assalto alla prigione di Richmond Hill e la liberazione degli ostaggi americani.
1984- Azione antiterroristica d’assalto ad un aereo del Kuwait Airlines dove 2 americani sono stati vittime di terroristi.
1985 -Operazione di liberazione degli aerei del TWA dirottati in volo verso l’isola di Cipro.
1987- Delta da “sempre” ha svolto azioni di protezione di diversi personaggi del mondo della politica americana, tra le quali degna di descrizione e’ stata la sorveglianza armata del col. US Army James “Nick” Rowe contro agenti vietnamit che pianificavano un rapimento.
1989- L’azione a Panama, l’operazione “Just Cause”, contro il gen. Manuel Noriega sospettato di proteggere il narcotraffico verso gli Stati Uniti.
1991-Guerra del Golfo. Le Special Forces dovevano ricercare, identificare e distruggere i missili Scoud nel deserto settentrionale dell’Iraq. La Delta con le altre Forze Speciali della Coalizione, aveva l’incarico di collocare particolari congegni a raggi laser per l’individuazione dei bersagli. Questi sofisticati strumenti vennero portati in Iraq dalle Forze Speciali infiltrate sul territorio nemico, venivano piazzati su un individuato obiettivo strategico o sulle rampe mobili degli Scoud. Gli operatori della Delta li attivavano e si ritiravano. Qualche ora più tardi l’incursione aerea si sarebbe incaricata di radere al suolo il luogo così marcato con le bombe intelligenti a guida laser, del tipo denominato in gergo “spara e dimentica”.
1993- Delta faceva parte della Task Force Ranger in numerose operazioni, compresa la cattura di Mohamad Farad Aidid a Mogadishu (Somalia).
1993- Una piccola unità Delta insieme con alcuni membri del SAS inglese servì come supporto logistico alla liberazione degli ostaggi nell’ambasciata giapponese a Lima.
Dopo l’11 settembre la Delta Force è stata immediatamente impegnata in Afganistan. Le informazioni sulle operazioni sono ancora per adesso abbastanza scarse, ma utilizzando diverse fonti possiamo affermare che per primo è arrivato il 555 Detachment Team via Uzbekistan, prendendo contatti con l’opposizione antitalebana con il successore del grande Massoud, il gen.Dostum nella valle di Pancir,
Il compito della Delta in questo momento con i Navy Seals e le formazioni dei Green Berets consistette soprattutto nel riorganizzare, coordinare, sincronizzare movimenti delle forze antitalebane della minoranza uzbeca e tadgica in lotta contro i Talebani.
Delta aiutò a creare una rete informatica per poter individuare i centri nevralgici e gli impianti militari dei Talebani, per poter poi passare queste informazioni al Commando Generale dell’Aviazione. In questo modo ebbe il compito di coordinare ed essere di supporto durante l’attacco dell’aviazione americana, usando il sistema della guida laser (TLD-Target Laser Designation) e informando poi il Comando Generale degli effetti dei bombardamenti.
Soprattutto Delta svolse l’importantissimo compito di coordinare le operazioni militari dell’Alleanza del Nord. Questo richiese tantissima diplomazia e senso di delicatezza nelle trattative con i principali comandanti dell’opposizione afgana.
Tra le diverse altre funzioni Delta dovette addestrare i guerrieri dell’opposizione alla moderna tecnologia satellitare per passando informazioni sui dislochi dei Talebani. Oppure in casi più urgenti programmò i piani di azioni strategiche e di attacchi diretti, in supporto all’aviazione.
Di questa fase si conosce soltanto di una della DA-Direct Action Delta e di altre Special Forces a Kandahar.
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Re: 11 settembre 2001: un triste anniversario

Messaggioda pisagius » mar set 22, 2009 2:31 am

SOG

Oltre alle squadre della Delta Force ed alle formazioni di Seal's, gli Stati Uniti dispongono di altre due formazioni antiterroristiche altamente specializzate per condurre con successo questa misteriosa guerra non-convenzionale. Una di esse possiede il codice di copertura Special Observation Group, il SOG.
Il SOG è stato parzialmente subordinato, durante il conflitto nel Sud-Est asiatico, alla Central Intelligence Agency, con l’incarico di svolgere prevalentemente operazioni segrete di carattere militare. Invece l’altra organizzazione (ISA) si occupa della raccolta di informazioni destinate al Supremo Comando dell’Esercito Statunitense.
La genesi dell’attività del SOG si potrebbe individuare in una serie di missioni “particolari”, di carattere clandestino, compiute durante il conflitto in Vietnam.
La Central Intelligence Agency svolgeva le sue operazioni speciali in Vietnam del Nord, nel Laos e nella Cambogia utilizzando il supporto delle formazioni speciali dell’Esercito statunitense, soprattutto dei primi reparti Seals o dei Berretti Verdi “prestati” dall’Esercito all’Agenzia. Questa fruttuosa cooperazione prese la denominazione di MACV/ SOG (Military Assistance Command, Vietnam Studies and Observation Group, o semplicemente, Gruppi di Studio ed Osservazione).
Dopo la conclusione del conflitto e dopo una serie di diverse vicende storiche riguardanti l’unità, i responsabili della “Ditta” furono costretti a prendere la decisione di limitare drasticamente questo tipo di operosità paramilitare dei “soldati spia” al soldo dell’Agenzia. A quei tempi la raccolta delle informazioni subì un notevole cambiamento, potremmo definirla come la svolta generazionale all’interno della CIA. I nuovi dirigenti erano stati più disposti ad affidare l’acquisizione di informazioni alla sofisticata analisi computerizzata, subendo l’a-critico fascino della potenzialità del progresso tecnologico- informatico, dando inizio al massiccio utilizzo di vari SIGINT (Signal Intelligence), ELINT (Ellectronics Intelligence), COMINT (Communication Intelligence). Trascurando, invece, (a causa di una sindrome post-Vietnam?!) l’utilizzo dei vecchi metodi di raccolta HUMIND (Human Intelligence).
Questa situazione duró fino al 1997 e progressivamente cambió con l’arrivo del nuovo direttore dell’Agenzia, George Tenet, che decise di “riequilibrare le cose” incoraggiando l’investimento del “potenziale umano”. Per il SOG, sotto la sua direzione, finalmente erano giunti tempi migliori.
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Re: 11 settembre 2001: un triste anniversario

Messaggioda pisagius » sab nov 07, 2009 5:46 am

... Questo è considerato il motivo principale che giustifica la presenza del SOG all’interno della CIA: in certi casi i compiti speciali più impegnativi, vale a dire di carattere militare, non potevano essere svolti da normali agenti della CIA, sia perchè gli agenti semplici non potevano esercitare questo tipo di “lavoro”, sia perché, in alcuni casi, l’impegno esplicitamente militare degli Stati Uniti non sarebbe stato visto di buon occhio, soprattutto dal punto di vista politico.
In questi casi si ricorse a metodi non-convenzionali per sbloccare la situazione.

Nelle sue operazioni il SOG utilizza gruppi di 6-12 operatori, provenienti esclusivamente da altre unità d’elite soprattutto dalla Delta o Navy Seals, con il vincolo che i candidati devono terminare i loro contratti di 5 anni nelle formazioni di provenienza. Infatti la diramazione del SOG Military Special Project fu affidata al generale Boykin, precedentemente in servizio attivo nel Delta per parecchi anni.
Alla fine degli anni ’90, il SOG contava circa 200 membri che svolgevano operazioni segrete in diverse parti del mondo. Come per esempio azioni di profonda ricognizione nell’ostile territorio nemico.*

Il SOG compie anche operazioni in puro stile militare, come il sabotaggio, oltre ad azioni tipicamente antiterroristiche – come la liberazione di ostaggi, che, a causa delle particolari condizioni di reclusione, non sono possibili altri interventi se non quelli delle Forze Speciali. Per il supporto logistico il SOG è appoggiato dall’Air Branche, composto da piloti capaci di guidare qualsiasi tipo di velivolo, dagli antichi elicotteri sovietici MI-17 fino agli ultramodernissimi gioielli tecnici, come gli “Apache”.
Per le azioni marittime analoghe funzioni vengono svolte dal Marittime Branche.

Lo specifico addestramento per poter effettuare questo tipo di pericolosissime operazioni avviene a Camp Perry in Virginia. Si inizia con il corso base (Basic Operation Course) obbligatorio per qualsiasi nuovo agente operativo della CIA. Nella “Fattoria” si svolgono per gli operatori SOG i corsi più specifici e più personalizzati. Là si esercitano in diverse attività come sniper-cecchino. L’operatore nelle procedure di osservazione antiterroristica, impara diversi metodi di fare fuoco in stile dinamico, impara le tattiche d’assalto per la liberazione degli ostaggi, comprese “le entrate dinamiche” e le “pulizie” degli obbiettivi. Imparano i metodi delle arti marziali stile “combat hand to hand”.
Gli operatori del SOG imparano a mimetizzarsi in diversi ambienti, compresa la giungla, il deserto, la savana o le zone urbane. Imparano ad essere infermieri militari altamente specializzati nel pronto intervento, nel soccorrere le ferite, capaci professionalmente di riuscire a fare trasfusioni, rianimazione, ecc.
Gli istruttori rivolgono particolare attenzione all’uso offensivo dei vari automezzi, insegnando agli allievi le varie tecniche e i differenti metodi di guida in qualsiasi condizione.
Questo corso viene denominato CTTC – Counter Terrorist Tactic Course – o in gergo, “Crash & Bang”.
Dopo questo complesso addestramento gli operatori del SOG dimostrano di possedere alte capacità professionali tanto da superare sia gli ex-colleghi delle Forze Speciali, sia gli agenti operativi dell’Agenzia.
Le missioni del SOG sono discretamente occultate ma le pressanti richieste del IV potere, cioè dei mezzi di comunicazione, con sempre maggiore interesse dei giornalisti, danno a noi storici la possibilità di leggere i fatti e apprendere notizie poco note, come il fatto che gli operatori del SOG erano presenti in Bosnia, alla ricerca dei criminali di guerra, in particolare dei Serbi-bosniaci, Radovan Karadzic e del suo braccio destro il gen. Radko Mladic.
Dopo l’11 settembre George Bush destinó illimitati fondi per condurre la lotta al terrore, oltre a dare ufficialmente il placet all’applicazione della Direttiva PM- liquidazione o sequestro degli attivisti del terrore o qualsiasi persona che costituisca pericolo per gli Stati Uniti.
Gli operatori del SOG sono stati tra i primi americani in Afghanistan (tra i quali quelli che conoscevano le lingue locali: dari, farsi e pasci) forniti di notevoli somme di denaro incentivavano i diversi capo-tribù locali a schierarsi nella lotta antitalebana.
Non dimentichiamo che il compito principale del SOG era di essere inizialmente l’avanguardia delle Forze Speciali, per poi, in seguito, concentrarsi sulla raccolta di informazioni sul reale potenziale militare dei Taleban, sull’eventuale nascondiglio di Bin Laden e di altri leaders talebani, individuare gli obbiettivi strategici, preparare, infine, il terreno per la futura scesa in campo delle forze convenzionali.
Soprattutto grazie al loro impegno si raccolsero notevoli successi durante le fasi iniziali dell’operazione “Enduring Freedom”, grazie al modo con il quale furono eccellentemente riusciti a sincronizzare l’attacco simultaneo dell’opposizione afghana del gen. Dostum e le Special Force della Coalizione, durante l’offensiva a Mazar-e-Sharif.
Gli operatori del SOG per primi sono entrati a Kabul, impossessandosi dell’importantissimo materiale riguardante la struttura di Al-Kaida.
Anche in Yemen nel novembre del 2002, usando il veivolo senza pilota,teleguidato, “Predator” con missili Hellfire, eliminarono gruppi di terroristi tra i quali Ali-Ked-al- Harthi e Abu-Ali, della Base di Bin-Laden responsabili dell’attacco all’unità navale americana “Cole”.

In questo momento gli operatori SOG sono presenti in diversi “paesi sospetti”, in particolare in Somalia a combattere contro il gruppo integralista Al-Ittihad-al-Islami.
Il SOG subì alcune perdite tra le sue fila: Helge Boes deceduto in Afghanistan e Johny Michael, “Mike” Spann, ufficiale deceduto durante le operazioni speciali, ucciso durante la rivolta a Quala-e-Janghi.


* Spesso ho utilizzato questa terminologia nell’elaborato per sottolineare che la definizione “profonda ricognizione” possiede un significato diverso nelle azioni delle Special Forces. Vorrei sottolineare che dietro questo termine si nascondono tante concrete vicende di vita di uomini diversi. “Profonda ricognizione” non è un’impresa semplice. Per esempio come si sarebbe potuto effettuare l’azione di profonda ricognizione nelle strade di Beirut o di Teheran degli anni ‘80, a Kabul sotto il regime dei Taleban oppure nella Corea del Nord ? Per poter concludere positivamente l’operazione sono richiesti un sacco di dettagli, soprattutto si richiede una prontezza quasi generale nel saper agire adeguatamente e flessibilmente in caso di improvviso cambiamento della siutazione. Si richiede una buona conoscenza dei costumi, delle usanze, delle lingue o dei dialetti locali e se non bastasse bisogna procurarsi una buona copertura, utilizzando le agenzie di stampa o magari qualche organizzazione di aiuti umanitari. Ricordando che probabilmente l’azione del SOG può essere solo di copertura o di preparazione e apertura della missione, magari per l’intervento dei DELTA. Dunque, per concludere bene una tale operazione ci vogliono personaggi davvero particolari e solo chi posside le capacità adatte di saper muoversi in questi pericolosi meandri e chi se non gli operatori delle forze speciali sono i piu adatti per svolgere questo compito con successo.



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Di quanto sia rischioso il servizio svolto dagli operatori del SOG possiamo rendercene conto ricordando l’esempio di un’operazione, una missione militare in Iraq poco prima di "Desert Storm". Missione che per un pelo non finì tragicamente. Quando Saddam Hussain aveva invaso il Kuwait 6 ufficiali che svolgevano una missione segreta per conto del SOG sono rimasti bloccati a Bagdad nella più completa impossibilità di qualsiasi sicura evacuazione dal territorio nemico. Solo grazie alla sfacciata impertinenza della “cavalleria polacca” dei servizi UOP, gli americani hanno potuto lasciare il pericoloso territorio dell’Iraq via Turchia. Questa operazione, denominata “Samum”, è molto interessante soprattutto per l’interesse storico che ne può derivare osservando la vicenda da due punti di vista diversi. Primo perchè diede il motivo per creare all’interno di uno dei paesi dell'allora blocco sovietico e uno dei membri del Patto di Varsavia, una nuova, unica, moderna e professionale unità antiterroristica di alto livello denominata “GROM” (la creazione e le operazioni di questa originalissima unità come contributo a un futuro paese dell’Europa Unita potrebbe essere considerevolmente interessante per una più ampia conoscenza storica), nata grazie all’aiuto dei professionisti dell’antiterrore provenienti da Israele, Usa e Inghilterra.
Un secondo motivo d’interesse deriva dalla visione dal punto di vista, direi, “geopolitico” perchè la positiva riuscita dell’operazione “Samum” facilitó molto l’entrata della Polonia nelle strutture Nato e nell’orbita dei paesi occidentali di estrazione democratico-liberale, oltre al fatto che contribuì notevolmente alla riduzione del debito polacco presso le aziende finanziarie delle potenze occidentali.
In fine, sulle operazioni del SOG possediamo frammentarie, ma sempre in aumento, notizie sulla sua presenza in Iraq sin dal gennaio del 2003.
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Re: 11 settembre 2001: un triste anniversario

Messaggioda pisagius » mar nov 24, 2009 1:33 am

ISA

L’ISA, Intelligence Support Activity, rappresenta una singolare unità subordinata al Joint Special Operations Command (JSOC), il Comando Congiunto. E’ dotata congiuntamente delle medisime caratteristiche, sia del reparto speciale, sia dell’unità d’intelligence. Si potrebbe constatare che somiglia in qualche modo ad alcune unità del GRU sovietico dei tempi della guerra fredda.

Alla fine degli anni ‘70 l’esercito americano creó una squadra apposita per verificare le misure di sicurezza degli edifici diplomatici degli Stati Uniti sparsi in tutto il mondo. Dobbiamo ricordare che in alcuni paesi (Nicaragua, Iran, Medio-Oriente) l’incolumità delle ambasciate americane apparve seriamente compromessa. Gli operatori ISA seguivano le procedure per la misurazione del livello di sicurezza, dal punto di vista degli avversari, operando in clandestinità, seguendo il consiglio di un esperto in questione, R. Morcinko, che affermava: “ Per fare la parte dei terroristi bisogna imparare a pensare ed a saper agire come loro e il modo migliore per farlo è l’esercitazione e la pratica”. Agire come quelli dell’“altra sponda”, sia pur in condizioni di pericolo pari a zero, servì a rafforzare le misure di sicurezza interna.
Con l’occupazione, nel novembre del’79, dell’ambasciata statunitense da parte delle forze seguaci di Khomeini, l’amministrazione del presidente Carter si affrettò a mandare in Iran una Task Force senza un’adeguata preparazione, compreso il DELTA, per liberare gli ostaggi. L’operazione si concluse con un clamoroso fallimento (Operazione “Eagle Claw”). Nonostante questo fallimento i dirigenti militari non si persero d’animo e mandarono i loro uomini per raccogliere più dettagliate informazioni sull’obiettivo (codice Honey Badger). L’ISA svolse questo lavoro tra mille pericoli e difficoltà in modo eccellente, purtroppo gli ostaggi erano stati dislocati in posti diversi escludendo dunque la possibilità di un blitz simultaneo. Ma l’esperienza maturata in quell’occasione non fu persa. Vertici politici e militari compresero infatti l’importanza di una unità da poter inviare in un paese ostile, prima di un blitz delle Forze Speciali sia per raccogliere informazioni criticamente-obbiettive d’intelligence sia per creare un supporto logistico per le operazioni clandestine.

All’inizio l’ISA contava circa cento membri avendo la sua sede centrale ad Arlington (Virginia) sotto il comando del colonello Jerry King. La selezione del personale in genere somiglia ai procedimenti e agli addestramenti usati nelle altre Special Forces, benché godano di una particolarità, cioè che una delle prove per la selezione consiste nel lasciare il candidato nel deserto del Nevada, senza nessun equipaggiamento, solo con le istruzioni per procurarsi lungo la strada cibo, acqua e armi (si pone riguardo alla personalizzazione dell’addestramento e non la collettivizzazione come nel Navy SEALs). Il candidato non deve “solamente sopravvivere” ma anche eseguire alcuni compiti, come ad esempio, installare un centro radio clandestino. Superata questa prova, viene trasportato in una città sconosciuta dove lo attendono altri compiti sempre più complessi...
L’unità è altamente classificata “top secret”, nascosta per tutti gli anni passati sotto diversi nomi di copertura come: Tactical Concept Activity, Royal Cape, Granite Rock, Powder Keg, Centra Spike, Torn Victor. Attualmente il numero dei suoi membri raggiunge fino a 250-300 individui divisi in diversi gruppi; come operatori che raccolgano informazioni sul campo delle future azioni, operatori responsabili dell’intelligence elettronica, operatori per lo svolgimento delle Azioni Dirette (D.A.)

L’ISA comunque ha svolto decine di operazioni di sicurezza, nella maggior parte clandestine, in tutto il mondo. Qualche volta infelici, come per esempio ha sponsorizzato l’ex-Beretto Verde Bo Gritz, convinto sostenitore dell’ipotesi che nel sud-est asiatico si trovassero ancora i prigionieri di guerra americani. Naturalmente durante la missione di ricognizione nel Laos nel 1982 non si trovó nessuna traccia dei campi di prigionia, ma nello stesso momento erano spariti centinaia di migliaia di dollari, spesi senza alcun controllo. Scoppió lo scandalo e l’ISA si trovó sulla soglia di essere cancellata, ma si deve riconoscere che presto si è riorganizzata e poco dopo capace di svolgere un eccellente lavoro sul rafforzamento delle misure di sicurezza nelle “zone calde“, a quei tempi nel Medioriente, a Beirut. Purtroppo le invidie dei diplomatici e le gelosie dei burocrati americani locali impedirono di mettere in atto le misure di sicurezza consigliate e infatti a Beirut gli americani soffrirono ben tre forti attentati tra il 1983-84: contro l’ambasciata e la base americana dei Marines in Libano, che costarono centinaia di morti e feriti. Alla fine degli anni ’80 Washington trovó un’altro nemico: il narcotraffico. L’ISA fu così coinvolta nella caccia a Pablo Escobar, il capo del cartello di Medellin. L’ISA due volte, grazie alla sua componente interna, il Sigint, rintracció il luogo di permanenza del boss piu potente della Colombia. La prima volta non riuscì a concludere alcunchè (data la profonda corruzione della polizia colombiana) e Escobar riuscì ad evitare l’arresto. Alla fine il “brutale Pablo” si autoconcesse. Ma quando in seguito scappó dalla sua lussuosa prigionia, l’ISA tornó sul posto con i suoi speciali aeroplani Beeckcraft e alla fine del 1993, grazie alle intercettazioni telefoniche del boss, le forze colombiane circondarono il rifugio di Escobar e lo uccissero. Non è da escludere il coinvolgimento dell’ISA nei misteriosi “incidenti” ed altre uccisioni di tanti uomini vicini al capo del narcotraffico.

Le ultime notizie delle altre azioni dell’ISA riguardano l’attività in Bosnia (1997), operazioni in codice “Amber Star” e “Green Light”, riguardanti l’arresto dei criminali di guerra. Oltre alle (ancora poche ma non per questo meno interessanti) notizie dall’Afghanistan e dall’Iraq, dove senza dubbio l’ISA è presente insieme al SOG e ad altre forze speciali nonconvenzionali.
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Re: 11 settembre 2001: un triste anniversario

Messaggioda pisagius » ven dic 04, 2009 2:09 am

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Passiamo ora ad analizzare la zona di continui conflitti, dove si incrociano congiuntamente attività terroristiche ed antiterroristiche con la maggiore frequenza rispetto alle altre zone calde, cioè in Medio-Oriente.
In particolare per metterne in evidenza la drammaticità e la complessità, mi concentrerò sulla situazione in Heretz Israel.

L’irrisolto conflitto palestinese-israeliano dura ormai già da mezzo secolo, i tentativi di soluzione sono inquinati da continue provocazioni da ambe le parti.
In questa situazione l’opinione pubblica si è abituata al pensiero che nel vicino Oriente, sempre e di continuo, risuonano i timpani per le esplosioni.
La guerra sembra perennemente in aumento, diversi conflitti di maggior peso del 1948, 1967, 1973, 1982, e di consequenza la Prima Intifada, che duró dal 1987 fino al 1993 e la Seconda Intifada, dal settembre 2000, rendono complessa la situazione geopolitica di quella regione, richiedendo un continuo e particolare uso delle Forze Speciali israeliane.

All’interno dell’Esercito israeliano, Tzahal (Israeli Defence Force ), sono presenti diverse Special Forces in tutti i corpi, sia nella Fanteria, che nell’Aeronautica e nella Marina Militare.
Sono attivi più di una decina di corpi scelti, altamente preparati ad azioni antiterroristiche che in passato erano molto impegnati su questo particolare fronte di lotta, svolgendo sia missioni speciali di tipo “verde”, cioè prevalentemente militari, sia quelle di tipo “nero”, cioè antiterroristiche.

Ognuna delle formazioni militari del Tzahal possiede il suo “Sapere”, cioè una unità speciale che svolge azioni counterterrorism per conto del proprio reparto.

Riporto ora una breve descrizione di alcune delle formazioni più significative, rivolgendo una particolare attenzione al nucleo operativo, senza falso pudore il migliore dei migliori, cioè Sayeret Mat’kal, la formazione speciale dello Stato Maggiore.
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