La Fabbrica D'armi a Mongiana
Il passaggio da uno stile di produzione artigianale del ferro come avveniva lungo i ruscelli montani che guardavano sullo ionio a quello industriale più; a valle verso i pascoli del Cadarn, signorotto del posto, all'affluenza di numerosi torrentelli, dove il paesaggio naturalistico oltre che suggestivo era anche una fortezza non edificata dalle mani dell'uomo, ma frutto della medesima,
elemento non poco rilevante
visto che il genere di produzione allettava tanti filibustieri. Questo
periodo è avvenuto sotto la direzione di Francesco Giovanni
Conty. Anzi fu lui in persona che al primo sopralluogo
individuò la sede di quelle che saranno la perla o
quantomeno la gemella di Torre Annunziata. Molto presumibilmente verso
l'anno 1771. Le prime fasi di costruzione di tutto l'impianto
produttivo dagli ingredienti fino all'utensile, arma, strumento di
precisione o semplicemente decorazione, prevedevano l'edificazione di
almeno due altoforni, per la panificazione dela ghisa, di un maglietto
( che come vedremo più; innanzi è stato
ricostruito più volte in siti diversi), di fornaci efficientissime per la
raffinazione fino ad ottenere un ferro molto malleabile che doveva
piegarsi docilmente al cesellatore. Mi divago un attimino. In
reltà già in tempi più remoti rispetto
ai quali ci stiamo interessando che il ferro era conosciuto in quel
lembo di penisola. L'antichità delle miniere e dei forni
stagionali, noti come 'migratori' ne è una testimonianza
oltre al fatto che intorno alla Certosa di S. Bruno erano famosi i
costruttori di splendidi letti in ferro battuto. Quindi il Conty
arrivò a seguito della politica di Carlo, il re di Napoli e
delle due sicilie. Presa visione della capacità dei locali,
le potenzialità del territorio, e delle risorse
impiantò le fondamenta dello stabilimento industriale
secondo nel regno e anche nella penisola.
Solo
più simile forse alle realtà francesi piuttosto
che inglesi dove si investiva in coke, che avevano dato origine alla
nuova economia di investimento. (La maggior parte dei reperti sul resto
del territorio nazionale di archeologia industriale risalgono agli
inizi del Novecento). Nel 1791 la direzione fu affidata ad un
successore 'naturale', Massimiliano Conty che pensò al
potenziamento dell'estrazione del minerale chiamando a sé
uno stuolo di esperti mineralogisti provenienti dalle più
rinomate località culturali. All'alba del nuovo secolo,
essendo state superate tutte le difficoltà per rispondere ai
parametri dell'esigentissimo re e dei suoi comitati tecnici, ottenute
le commissioni necessarie alla sopravvivenza, grazie alla commissione
maggioritaria stessa che era costituita da armi da taglio, baionette
fucili, pistole, cannoni e munizioni,
oltre che la buona fetta costituita da ferro in pani e in lamine o gli
stumenti di precisione. Ma la fetta maggiore , armi e munizioni, doveva
essere protetta da latrocini.Cos f affidato lo stabilimento
all'esercito. Nel 1801, il capitano Ribas fece il suo ingresso nel suo
nuovo dominio e diede il via alla gestione militare grazie al passaggio
dal ministero delle finanze a quello della guerra e della marina. I
mineralogisti continuarono a lavorare per rendere il complesso che si
era creato più dotato di materia prima. Ora il Genio
militare, Fortunato Savino,
trasferitosi sl posto avviò una vera campagna di rinnovo.
Quest'individuo era dotatodi un talento naturale verso la castruzione
di qualsiasi meccanismo che funzionasse a fonti che oggi potremmo
definire alternative, anzi molto più propriamente
rinnovabili. La sua perizia trasformò un errore in una
prodezza. Per la costruzione della nuova officina del maglietto,
intorno al 1830, all'affluenza dell'Alaro con il Ninfo, gli fu inviata
dagli ingegneri napoletani una macchina a vapore fatta pervenire dalle
fabbriche inglesi. Il Savino la trasformò in una macchina
mossa dall'energia sprigionata dalle cadute d'acqua.
In reatà un'altra vicenda viene
citata a proposito del genio, infatti si narra fu capace di aumentare
la produzione di ghisa nella stagione estiva, quando le cadute sono
insufficienti a soffiare negli altoforni. L'innovazione di
riconvogliare i gas di combustione in un meccanismo che li riportasse
ad essere risoffiati dentro in modo tale di portare una certa
quantità di ossigeno alla combustione. 



