Il Sentiero dei Frutti Perduti
Cenni storici
La conoscenza delle piante risale a tempi molto remoti.
La natura ha da sempre rappresentato una inevitabile risorsa per il soddisfacimento di problemi di carattere
alimentare, medicinale, cosmetico, ornamentale.
L'uomo si è accorto subito dell'importanza del patrimonio naturalistico che lo circondava e ha sempre
cercato di proteggerne i vegetali che più; degli altri possono arrecare benefici.
Testimonianze certe fanno risalire al tempo delle antiche popolazioni indiane, i Vedda, alcune primordiali
pratiche di coltura delle piante. Con gli Egizi, i Sumeri, i Babilonesi si assiste ad un maggior affinamento
delle pratiche agricole. Famosi i giardini di Ninive, ma non si devono trascurare gli antichi usi che i sacerdoti
egiziani praticavano a Karnak. Chiaramente si stanno menzionando le prime esperienze di coltivazione di
piante a scopo medicinale e non soltanto alimentare. Non mancano pure casi di specializzazione di pratiche
colturali di vegetali adatti alla produzione di sostanze velenose da impiegare, per esempio, per scopi bellici.
Con la civiltà greca si assiste alla rivalutazione di numerose pratiche dello scibile; nel campo
medicinale si affermano alcune teorie rudimentali, vengono preparate le prime collezioni e raccolte di piante,
e si dà adito alla stesura di testi specializzati di carattere scientifico.
Autori come Galeno, Pitagora, Teofrasto, Plinio, Aristotele, lasciano alla storia importanti tracce sulla
conoscenza delle piante medicinali. Molti sono inclini a considerare Dioscoride riferimento fra i principali
nel campo della botanica farmaceutica e, di conseguenza, nella medicina che su di essa basava i propri fondamenti
teorici e pratici di applicazione terapeutica. Gli studiosi citati e tanti altri, fra cui Cesalpino e Castore,
si servono degli erbari e, soprattutto, di orti botanici per la dimostrazione delle teorie, per la pratica
didattica da introdurre nei corsi di studio, e per la ricerca.
Numerosi orti botanici nascono durante il Medio Evo e nel Rinascimento. Essi vengono definiti inizialmente
orti dei semplici, perchè tali vengono considerate le sostanze naturali estraibili dalle piante
per distinguerle dai compositi, ovvero le sostanze sintetizzate in laboratorio.
L'organizzazione degli orti botanici si affida inizialmente a criteri di carattere medicinale, successivamente la
sistemazione viene imperniata su principi più organici. La classificazione delle piante registra,
però, con il progredire delle conoscenze, numerosi cambiamenti, pertanto da una organizzazione di
natura semplicemente morfologica si passerà successivamente ad una di tipo filogenetico.
La collezione presente a Villa Vittoria
accoglie più di 200 esemplari di piante officinali, molto comuni nel nostro territorio, altre di regioni
o ambienti differenti. Gli esemplari vengono raggruppati in base alle applicazioni di carattere generale,
pertanto si distinguono in medicinali, velenose e aromatiche. Si osservano, sparse, piante, arbustive, arboree,
caducifoglie, sempreverdi. Ciascuna è accompagnata da una scheda didattica esplicativa .
Le indicazioni fornite
riguardano dati nomenclaturali, naturalistici e applicativi. I primi si riferiscono al nome scientifico, a quello comune e alla famiglia di appartenenza, nella sezione dedicata ai dati naturalistici si specifica l'ambiente di appartenenza, la distribuzione geografica e la morfologia che è possibile riconoscere a pianta adulta, l'ultima sezione fornisce indicazioni sui principi attivi che vengono estratti e sulle principali malattie che vengono curate. La collezione esula da obiettivi farmaceutici ed estrattivi, ma interessa soltanto la sfera didattica.
Le sostanze officinali
E' molto complessa l'indagine sui principi attivi ricavabili dalle piante officinali. Si sa che le sostanze mucillaginose e taluni carboidrati complessi servono per trattenere l'acqua, quindi con funzione di riserva idrica; i tannini e talune sostanze grasse servono da riserva calorica, molte essenze hanno funzione di allontanare insetti, o risultano nocive per gli animali che li utilizzano come alimento. In altri casi il lattice prodotto sembra assolvere ad una funzione riparatrice per le ferite, infatti il liquido prodotto in esse, a contatto con l'aria, si agglutina e solidifica determinandone la chiusura. La produzione delle essenze officinali rappresenta una operazione complessa. Essa si rende efficace con la scelta del migliore periodo vegetativo delle piante, occorre individuare le giornate migliori per la raccolta e maturazione dei principi attivi. Le giornate umide sono da sconsigliare in quanto si favorisce la degenerazione delle parti vegetali.
E' riconosciuto da tutti che la crescita delle piante dipende molto dalle condizioni ambientali e dai caratteri d
el terreno, sia chimico-mineralogici che strutturali. Per ultimo occorre selezionare le parti di piante che concentrano
le sostanze con la migliore resa qualitativa.
Effettuata la raccolta occorre procedere efficacemente alla essiccazione e alla conservazione.
Il primo passaggio viene praticato stendendo il materiale in strati sottili su reti graticolate;
occorre poi procedere allo sminuzzamento in parti ridotte alle dimensioni di un chicco di grano,
non più fini per evitare difficoltà alle pratiche successive di filtrazione. I preparati possono
esssere di natura diversa. Distinguiamo fra i più comuni gli infusi, i decotti, le tinture.
Gli infusi si praticano per l'estrazione di sostanze sensibili al calore: si riscalda l'acqua, quindi a fuoco
spento si introduce la droga e, infine, si filtra il tutto. Il decotto è adatto per sostanze
resistenti al calore, infatti mentre procede la bollitura dell'acqua si aggiunge la droga.
Le tinture invece si caratterizzano per un processo di macerazione in presenza di adatti solventi:
si distinguono le tinture idroalcoliche, con impiego di alcool, e tinture vinose, con utilizzo di vino.
Le azioni medicamentose
Numerose sono le azioni riconosciute dai singoli estratti delle piante. Sarebbe lungo enumerarle tutte; in non pochi casi le azioni si combinano a causa della complessità delle sostanze selezionate o per la presenza di (miscele di molecole in grado di produrre, da sole), azioni differenti. Fra le attività più diffuse riconosciamo: quella diaforetica (favorisce la sudorazione), antidrotica (elimina le sudorazioni profuse). carminativa (favorisce l'eliminazione di gas intestinali), colagoga (aiuta la produzione di bile), rinfrescante (per la pelle e le mucose), espettorante, disinfettante, vermifuga (per vermi piatti o cilindrici), emolliente, sedativa, astringente, analgesica, ipnotica. Di seguito si riportano alcune applicazioni connesse con estratti di piante presenti all'interno del percorso di "Villa Vittoria".
TEGUMENTARIO
Dermatosi:
bardana, calendula (calli, scottature), noce europeo, boccadileone (infiammazione alla pelle) - Emorragie: erba medica - Congiuntivite: piantaggine maggiore - Pelli secche: altea comune, boragine, piantaggine maggiore - Scarse sudorazioni:
boragine - Eccessiva sudorazione notturna: sambuco
APPARATO RESPIRATORIO
Reumatismi, nevralgie:
sambuco nero, bardana, abete bianco, ciliegio, verbena officinale, boragine - Affezioni respiratorie varie: abete bianco, altea comune, castagno, calendula, boragine, melo comune, corbezzolo, piantaggine maggiore, olivello spinoso.
APPARATO NERVOSO
Melo comune, (insonnia), verbena officinale (epilessia), porraccio o asfodelo mediterraneo (antispasmodico).
APPARATO CIRCOLATORIO
Disturbi circolatori: abete bianco, biancospino - colesterolemia: carciofo.
APPARATO DIGERENTE
Scarsa digestione:
pruno spinoso, ribes rosso - stipsi: sambuco nero, Scorbuto: olivello spinoso Avitaminosi: erba medica Verminosi: farinello aromatico - Diarrea: pruno spinoso, corbezzolo, rosa canina, piantaggine maggiore, olivello spinoso, ciliegio - Disfunzioni epatiche: parietaria officinale, soffione, erba medica.
APPARATO RENALE
Ritenzione idrica:
parietaria officinale, ribes rosso, asparago comune, rosa canina..
L'uomo si è accorto subito dell'importanza del patrimonio naturalistico che lo circondava e ha sempre
cercato di proteggerne i vegetali che più; degli altri possono arrecare benefici.
Testimonianze certe fanno risalire al tempo delle antiche popolazioni indiane, i Vedda, alcune primordiali
pratiche di coltura delle piante. Con gli Egizi, i Sumeri, i Babilonesi si assiste ad un maggior affinamento
delle pratiche agricole. Famosi i giardini di Ninive, ma non si devono trascurare gli antichi usi che i sacerdoti
egiziani praticavano a Karnak. Chiaramente si stanno menzionando le prime esperienze di coltivazione di
piante a scopo medicinale e non soltanto alimentare. Non mancano pure casi di specializzazione di pratiche
colturali di vegetali adatti alla produzione di sostanze velenose da impiegare, per esempio, per scopi bellici.
Con la civiltà greca si assiste alla rivalutazione di numerose pratiche dello scibile; nel campo
medicinale si affermano alcune teorie rudimentali, vengono preparate le prime collezioni e raccolte di piante,
e si dà adito alla stesura di testi specializzati di carattere scientifico.
Autori come Galeno, Pitagora, Teofrasto, Plinio, Aristotele, lasciano alla storia importanti tracce sulla
conoscenza delle piante medicinali. Molti sono inclini a considerare Dioscoride riferimento fra i principali
nel campo della botanica farmaceutica e, di conseguenza, nella medicina che su di essa basava i propri fondamenti
teorici e pratici di applicazione terapeutica. Gli studiosi citati e tanti altri, fra cui Cesalpino e Castore,
si servono degli erbari e, soprattutto, di orti botanici per la dimostrazione delle teorie, per la pratica
didattica da introdurre nei corsi di studio, e per la ricerca.
Numerosi orti botanici nascono durante il Medio Evo e nel Rinascimento. Essi vengono definiti inizialmente
orti dei semplici, perchè tali vengono considerate le sostanze naturali estraibili dalle piante
per distinguerle dai compositi, ovvero le sostanze sintetizzate in laboratorio.
L'organizzazione degli orti botanici si affida inizialmente a criteri di carattere medicinale, successivamente la
sistemazione viene imperniata su principi più organici. La classificazione delle piante registra,
però, con il progredire delle conoscenze, numerosi cambiamenti, pertanto da una organizzazione di
natura semplicemente morfologica si passerà successivamente ad una di tipo filogenetico.La collezione presente a Villa Vittoria
accoglie più di 200 esemplari di piante officinali, molto comuni nel nostro territorio, altre di regioni
o ambienti differenti. Gli esemplari vengono raggruppati in base alle applicazioni di carattere generale,
pertanto si distinguono in medicinali, velenose e aromatiche. Si osservano, sparse, piante, arbustive, arboree,
caducifoglie, sempreverdi. Ciascuna è accompagnata da una scheda didattica esplicativa .Le indicazioni fornite
riguardano dati nomenclaturali, naturalistici e applicativi. I primi si riferiscono al nome scientifico, a quello comune e alla famiglia di appartenenza, nella sezione dedicata ai dati naturalistici si specifica l'ambiente di appartenenza, la distribuzione geografica e la morfologia che è possibile riconoscere a pianta adulta, l'ultima sezione fornisce indicazioni sui principi attivi che vengono estratti e sulle principali malattie che vengono curate. La collezione esula da obiettivi farmaceutici ed estrattivi, ma interessa soltanto la sfera didattica.
Le sostanze officinali
E' molto complessa l'indagine sui principi attivi ricavabili dalle piante officinali. Si sa che le sostanze mucillaginose e taluni carboidrati complessi servono per trattenere l'acqua, quindi con funzione di riserva idrica; i tannini e talune sostanze grasse servono da riserva calorica, molte essenze hanno funzione di allontanare insetti, o risultano nocive per gli animali che li utilizzano come alimento. In altri casi il lattice prodotto sembra assolvere ad una funzione riparatrice per le ferite, infatti il liquido prodotto in esse, a contatto con l'aria, si agglutina e solidifica determinandone la chiusura. La produzione delle essenze officinali rappresenta una operazione complessa. Essa si rende efficace con la scelta del migliore periodo vegetativo delle piante, occorre individuare le giornate migliori per la raccolta e maturazione dei principi attivi. Le giornate umide sono da sconsigliare in quanto si favorisce la degenerazione delle parti vegetali.
E' riconosciuto da tutti che la crescita delle piante dipende molto dalle condizioni ambientali e dai caratteri d
el terreno, sia chimico-mineralogici che strutturali. Per ultimo occorre selezionare le parti di piante che concentrano
le sostanze con la migliore resa qualitativa.
Effettuata la raccolta occorre procedere efficacemente alla essiccazione e alla conservazione.
Il primo passaggio viene praticato stendendo il materiale in strati sottili su reti graticolate;
occorre poi procedere allo sminuzzamento in parti ridotte alle dimensioni di un chicco di grano,
non più fini per evitare difficoltà alle pratiche successive di filtrazione. I preparati possono
esssere di natura diversa. Distinguiamo fra i più comuni gli infusi, i decotti, le tinture.
Gli infusi si praticano per l'estrazione di sostanze sensibili al calore: si riscalda l'acqua, quindi a fuoco
spento si introduce la droga e, infine, si filtra il tutto. Il decotto è adatto per sostanze
resistenti al calore, infatti mentre procede la bollitura dell'acqua si aggiunge la droga.
Le tinture invece si caratterizzano per un processo di macerazione in presenza di adatti solventi:
si distinguono le tinture idroalcoliche, con impiego di alcool, e tinture vinose, con utilizzo di vino.Le azioni medicamentose
Numerose sono le azioni riconosciute dai singoli estratti delle piante. Sarebbe lungo enumerarle tutte; in non pochi casi le azioni si combinano a causa della complessità delle sostanze selezionate o per la presenza di (miscele di molecole in grado di produrre, da sole), azioni differenti. Fra le attività più diffuse riconosciamo: quella diaforetica (favorisce la sudorazione), antidrotica (elimina le sudorazioni profuse). carminativa (favorisce l'eliminazione di gas intestinali), colagoga (aiuta la produzione di bile), rinfrescante (per la pelle e le mucose), espettorante, disinfettante, vermifuga (per vermi piatti o cilindrici), emolliente, sedativa, astringente, analgesica, ipnotica. Di seguito si riportano alcune applicazioni connesse con estratti di piante presenti all'interno del percorso di "Villa Vittoria".
TEGUMENTARIO
Dermatosi:
bardana, calendula (calli, scottature), noce europeo, boccadileone (infiammazione alla pelle) - Emorragie: erba medica - Congiuntivite: piantaggine maggiore - Pelli secche: altea comune, boragine, piantaggine maggiore - Scarse sudorazioni:
boragine - Eccessiva sudorazione notturna: sambuco
APPARATO RESPIRATORIO
Reumatismi, nevralgie:
sambuco nero, bardana, abete bianco, ciliegio, verbena officinale, boragine - Affezioni respiratorie varie: abete bianco, altea comune, castagno, calendula, boragine, melo comune, corbezzolo, piantaggine maggiore, olivello spinoso.
APPARATO NERVOSO
Melo comune, (insonnia), verbena officinale (epilessia), porraccio o asfodelo mediterraneo (antispasmodico).
APPARATO CIRCOLATORIO
Disturbi circolatori: abete bianco, biancospino - colesterolemia: carciofo.
APPARATO DIGERENTE
Scarsa digestione:
pruno spinoso, ribes rosso - stipsi: sambuco nero, Scorbuto: olivello spinoso Avitaminosi: erba medica Verminosi: farinello aromatico - Diarrea: pruno spinoso, corbezzolo, rosa canina, piantaggine maggiore, olivello spinoso, ciliegio - Disfunzioni epatiche: parietaria officinale, soffione, erba medica.
APPARATO RENALE
Ritenzione idrica:
parietaria officinale, ribes rosso, asparago comune, rosa canina..




